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Cronaca

DOCUMENTO CL/ La crisi, sfida per un cambiamento

Crisi, il documento di Comunione e LiberazioneCrisi, il documento di Comunione e Liberazione

Si incontrano sempre più spesso insegnanti che, in un mondo scolastico statalizzato e burocratizzato, immaginano metodi di insegnamento nuovi, individualmente o coinvolgendo i colleghi, anche pagando di tasca propria quell’aggiornamento professionale che nessuno assicura loro d’ufficio.
- A dispetto delle enormi difficoltà a reperire fondi, continuano a nascere opere di solidarietà e di cooperazione; talune di quelle “storiche”, poi, si rinnovano invece di morire. E dilatano l’esperienza della condivisione gratuita del bisogno di milioni di persone, quel mare di carità che ha segnato la storia dell’Italia.
-  Ci sono imprese che, pur tra mille ostacoli che potrebbero indurre a chiudere, hanno accettato la sfida del cambiamento e stanno creando occupazione aumentando il fatturato, anche se non riescono da sole a sostenere la crescita dell’Italia.
- Soprattutto in un panorama giovanile spesso sconfortante, ci sono molti giovani che non si accontentano di un futuro mediocre: per esempio, le università sono considerate un settore secondario della vita sociale, eppure molti studenti − a differenza del recente passato − non si accontentano più del pezzo di carta alla fine degli studi, ma imparano presto una lingua straniera, sono disponibili a trascorrere periodi all’estero, a fare stage, a studiare in modo adeguato; e trovano posti lusinghieri in aziende o atenei esteri.

I fattori di un possibile cambiamento
Che cosa accomuna tutti questi tentativi positivi? La convinzione che la realtà, anche quando appare negativa e difficile − come vediamo oggi −, rimette in gioco la voglia di conoscere, di costruire, di impegnarsi, sebbene sia stata oscurata e mortificata da anni di omologazione del potere.
Allora la strada per attraversare − e per non subire da rassegnati − la crisi è vivere la realtà come una provocazione che ridesta il desiderio e la domanda che, per quanto riguarda l’Italia, significa anche ingegno, conoscenza, creatività, forza di aggregazione.
Questi tentativi mostrano la risposta all’unica domanda che nessuno sembra affrontare: da che cosa può rinascere la crescita, da che cosa si può ricreare la ricchezza dell’Italia?
Da quell’imprevedibile istante in cui un uomo genera novità, prodotti, servizi, valore aggiunto, bellezza per sé e per gli altri, senza che nessun antecedente storico, sociale e politico possa ultimamente spiegare l’incremento di valore e di ricchezza che si genera.
Soprattutto nei momenti di crisi questo desiderio in azione è il più potente fattore che fa rinascere la certezza, come ha detto il presidente Napolitano al Meeting di Rimini: «Portate, nel tempo dell’incertezza, il vostro anelito di certezza», fino a riconoscere che chi accetta questa sfida è «una risorsa umana per il nostro Paese».

Dentro un popolo rinasce la speranza
Ma solo se sono collocati dentro un popolo il desiderio ridestato e i tentativi che nascono dalla persona hanno possibilità di durare. E il popolo è un mettersi insieme della gente non nella provvisorietà di un tornaconto, ma sostanzialmente. Non contro un nemico, ma per un bene desiderato e perseguito. Per questo la distruzione di un popolo − con tutta la sua ricchezza espressiva e associativa − è l’anticamera dell’uccisione del desiderio: infatti se i giovani non sono di fronte a una esperienza umana diversa, come possono percepire che il mondo può cambiare? E come può nascere in loro la speranza del futuro?


COMMENTI
25/10/2011 - Grazie, ci voleva. (Simone Finotello)

Riporto dal testo: "Da che cosa si può ricreare la ricchezza dell’Italia? Da quell’imprevedibile istante in cui un uomo genera novità, prodotti, servizi, valore aggiunto, bellezza per sé e per gli altri, senza che nessun antecedente storico, sociale e politico possa ultimamente spiegare l’incremento di valore e di ricchezza che si genera." Nulla di più umano e di più libero. Un giudizio che mancava nella sua chiarezza e da cui ripartire. E per i giovani come me, che ho 31 anni, a maggior ragione deve essere una sfida da raccogliere pienamente, una provocazione continua nella vita di tutti i giorni a portare questo slancio di positività e di libertà (e anche di sacrificio per sè e per gli altri, di condivisione, di speranza) nella propria famiglia, al lavoro, con le persone con cui si condividono le giornate. Facendosi stimolatori intelligenti e consapevoli verso coloro che hanno la responsabilità politica di dare sostegno a questa capacità di azione, a questa imprevedibilità affascinante che, come dice il documento, è in grado di generare positività, bellezza, e quindi ricchezza, risposta ai bisogni, crescita e, sotto sotto, di dare senso alla vita. Così da renderci più uomini, capaci di affrontare i problemi guardandoci in faccia e non lanciandoci le pietre o rubandoci a vicenda, dal più piccolo al più grande degli ambiti in cui agiamo, un pezzetto di sterile potere.

 
23/10/2011 - Compito della Politica (giuseppe g. carchidi)

Limito all'ultimo punto degli "strumenti",sapendo di andare contro corrente.Aver immagginato uno Stato federale, con tutto quello che significa è stato un errore di prospettiva dalle conseguenze immani. Continuare su detta strada è semplicemente "perseverare diabolicamente" nell'errore. Per come è morfologicamente l'Italia, e per come si è ditribuita la popolazione sul suo territorio nel tempo unitario, un federalismo "regionale" non ha significato nè economico, nè sociale. Infatti ha aumentato le differenze, esaltandole, ha impedito una visione unitaria dei problemi perdendone il filo. Insistere significa voler abbandorare parte rilevante del territorio alla non statualità. Chi provoca i costi e gli sprechi, lo fà perlo più per ignoranza e stupidità, li pagano tutti i cittadini aggravandone i problemi, non elimina le sacche di clientela, anzì li rafforza, aumentano a dismisura gli sprechi.Accade in quel Sud che non è mai uscito da una logica clientelare, accade al Nord che ha abbracciato questa prassi avendo dimenticato le semplici regole della buona amministrazione.