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DOCUMENTO CL/ La crisi, sfida per un cambiamento

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Crisi, il documento di Comunione e Liberazione  Crisi, il documento di Comunione e Liberazione

Il compito della politica
Le scelte politiche devono essere in funzione di chi si muove in questa direzione e non più a vantaggio di chi agisce per schieramenti di potere e promette di cambiare tutto perché nulla cambi.
È l’esempio che ci viene dal discorso del Papa al Parlamento tedesco, che ha indicato che cosa deve essere importante per un politico: «Un cuore docile», che sappia «rendere giustizia al popolo» e «distinguere il bene dal male». E con questo ha messo nelle mani di tutti il criterio per giudicare l’operato di chi fa politica.
Questo spiega perché persone con ideologie diverse si possono incontrare persino in politica (come accade nell’Intergruppo parlamentare per la sussidiarietà, che raduna parlamentari di tutti gli schieramenti e che ha prodotto leggi come quella sul 5 per mille a vantaggio delle realtà non profit), rinverdendo quella tradizione per cui le contrapposizioni pur dure non hanno impedito di collaborare alla costruzione del bene comune, specialmente nei momenti più drammatici della nostra storia.
Questi elementi possono orientare le scelte politiche in modo opportuno, come strumenti per un cambiamento che viene inevitabilmente dal basso. La prima politica, infatti, è sostenere chi costruisce un bene per tutti e cercare insieme risposte pratiche alle difficoltà e alle speranze di un popolo.
Così si può rilanciare lo sviluppo del Paese, scommettendo sugli «io» in azione − persone e comunità −, e riconoscendo il ruolo decisivo dell’educazione, dalla quale dipende il futuro di un popolo. E l’educazione non riguarda solo i giovani, ma tutti.

Ecco alcuni strumenti che possono favorire una ripresa:
- difendere la vita in ogni suo momento e in tutti i suoi aspetti;
- investire in un sistema dell’istruzione e formazione professionale fatto di scuole statali, libere e paritarie, e di università competitive fra loro nella didattica e nella ricerca, valorizzando il merito degli studenti e dei professori fin dal reclutamento e negli avanzamenti di carriera;
- offrire le necessarie opportunità ai giovani capaci e meritevoli, affinché l’Italia non diventi un Paese per vecchi;
-  aiutare selettivamente le imprese che investono, creano occupazione ed esportano, eliminando lacci, laccioli e aiuti clientelari che non producono alcuno sviluppo;
- allearsi − nella direzione di un welfare sussidiario − con le famiglie, i portatori di risparmio, di aiuto ai più deboli, di educazione; e ancora, collaborare con le miriadi di realtà sociali che lavorano per il bene di tutto il popolo, secondo il principio di sussidiarietà;
- difendere un ambiente degradato e distrutto dalle speculazioni di ogni genere;
- favorire un federalismo fiscale che rinnovi la pubblica amministrazione, facendo pagare i costi e gli sprechi a chi li provoca ed eliminando le sacche di clientelismo e di spreco.

È a livello di queste preoccupazioni che si colloca il contributo dei cattolici
alla vita sociale, come afferma il cardinale Angelo Scola: «La vita del nostro popolo documenta anche l’esistenza di fatti e opere buone che dicono questa sovranità sul male dell’umana libertà quando si lascia cambiare dalla grazia di Cristo. Sono segni ragionevoli che la speranza, alimentata dalla fede e dalla carità, praticata nelle nostre comunità, è veramente affidabile» (Milano, 16 ottobre 2011). Lo ha sottolineato il cardinale Angelo Bagnasco: «I cristiani da sempre sono presenza viva nella storia, consapevoli che la fede in Cristo è un bene anche per la Città» (Todi, 17 ottobre 2011).

A cura di Comunione e Liberazione



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COMMENTI
25/10/2011 - Grazie, ci voleva. (Simone Finotello)

Riporto dal testo: "Da che cosa si può ricreare la ricchezza dell’Italia? Da quell’imprevedibile istante in cui un uomo genera novità, prodotti, servizi, valore aggiunto, bellezza per sé e per gli altri, senza che nessun antecedente storico, sociale e politico possa ultimamente spiegare l’incremento di valore e di ricchezza che si genera." Nulla di più umano e di più libero. Un giudizio che mancava nella sua chiarezza e da cui ripartire. E per i giovani come me, che ho 31 anni, a maggior ragione deve essere una sfida da raccogliere pienamente, una provocazione continua nella vita di tutti i giorni a portare questo slancio di positività e di libertà (e anche di sacrificio per sè e per gli altri, di condivisione, di speranza) nella propria famiglia, al lavoro, con le persone con cui si condividono le giornate. Facendosi stimolatori intelligenti e consapevoli verso coloro che hanno la responsabilità politica di dare sostegno a questa capacità di azione, a questa imprevedibilità affascinante che, come dice il documento, è in grado di generare positività, bellezza, e quindi ricchezza, risposta ai bisogni, crescita e, sotto sotto, di dare senso alla vita. Così da renderci più uomini, capaci di affrontare i problemi guardandoci in faccia e non lanciandoci le pietre o rubandoci a vicenda, dal più piccolo al più grande degli ambiti in cui agiamo, un pezzetto di sterile potere.

 
23/10/2011 - Compito della Politica (giuseppe g. carchidi)

Limito all'ultimo punto degli "strumenti",sapendo di andare contro corrente.Aver immagginato uno Stato federale, con tutto quello che significa è stato un errore di prospettiva dalle conseguenze immani. Continuare su detta strada è semplicemente "perseverare diabolicamente" nell'errore. Per come è morfologicamente l'Italia, e per come si è ditribuita la popolazione sul suo territorio nel tempo unitario, un federalismo "regionale" non ha significato nè economico, nè sociale. Infatti ha aumentato le differenze, esaltandole, ha impedito una visione unitaria dei problemi perdendone il filo. Insistere significa voler abbandorare parte rilevante del territorio alla non statualità. Chi provoca i costi e gli sprechi, lo fà perlo più per ignoranza e stupidità, li pagano tutti i cittadini aggravandone i problemi, non elimina le sacche di clientela, anzì li rafforza, aumentano a dismisura gli sprechi.Accade in quel Sud che non è mai uscito da una logica clientelare, accade al Nord che ha abbracciato questa prassi avendo dimenticato le semplici regole della buona amministrazione.