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INCIDENTE SIMONCELLI/ L'ultima corsa di Sic verso l'abbraccio che ci attende

Pubblicazione:lunedì 24 ottobre 2011

Marco Simoncelli, morto sulla pista di Sepang Marco Simoncelli, morto sulla pista di Sepang

Io parlo di te e dei tuoi compagni di destino meno noti, morti di notte sull’autostrada, solo perché ho la certezza di essere fatto - e che tu sei fatto, e che tutti siamo fatti - unicamente per quell’abbraccio. La nostra carne è fatta per questo.

Vengo da giorni di amarezza dopo la morte di Gheddafi, un tiranno, ok, ma nulla più di un capotribù al cospetto del supremo cinismo dimostrato dalla Nato e dai paesi civili ed evoluti che ne fanno parte. Adesso Gheddafi sa di cosa sono capaci gli eredi della civiltà occidentale - quella civiltà che ha insegnato al mondo il significato della parola “uomo”. Non l’uccisione del tiranno (perpetrata secondo uno stile rimasto immutato nei secoli) ma i bombardamenti indiscriminati e l’apertura di una crisi che appare buia e gravida di lutti: queste sono cose che mi mettono la voglia di smettere di scrivere.

Per questo, caro Marco, mi domando, e d’ora in poi mi domanderò sempre: cosa mi abilita a parlare? Il titolo di editorialista per questa o quella testata? La capacità di analizzare un fenomeno? No, dopo il “wow” di Hillary Clinton non è più possibile: gli analisti dovevano gridare il proprio orrore, l’orrore di una intera civiltà che è la più grande di tutte le civiltà, e invece non l’hanno fatto, punto e basta.

Se parlo del mio dolore per la tua morte ingiusta e per tutte le morti ingiuste di tutti i giovani come te non è nemmeno perché sono papà di due ragazzi della tua età. È per qualcosa di più. È per la speranza che ho nel cuore, salda e forte.

Se non potessi dire ai miei figli e a tutto il mondo che noi siamo fatti per vivere e non per morire, e che la vita non è fare mille cose, non è mille avventure, ma solo correre - a piedi, in macchina, in moto, in bici - verso l’abbraccio che tutti attendiamo e per il quale siamo stati fatti, io non sarei più né padre né marito né giornalista né scrittore: non sarei più nulla.


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