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Cronaca

DOCUMENTO CL/ Barcellona: solo un'amicizia ci salva dalla "società contabile"

Crisi, il documento di Comunione e LiberazioneCrisi, il documento di Comunione e Liberazione

Tutti coloro che invocano misure d’emergenza, tagli alle spese sociali e liberalizzazione del mercato del lavoro sanno bene che tale situazione dipende unicamente dallo strapotere della finanza e da una forma di capitalismo di rapina che tende a fare pagare tutti i rischi delle trasformazioni economiche e tecnologiche, intervenute nell’economia, ai lavoratori e ai ceti più deboli delle società nazionali.

È infatti una grande ipocrisia proporre misure come la riforma del mercato del lavoro per rendere più facili i licenziamenti, l’intervento sulle pensioni di invalidità, i tagli alle spese sociali e la privatizzazione dei servizi per avviare una “crescita” che, nel contesto finanziario dato dall’attuale ordine mondiale, non sarà possibile realizzare in alcun caso. Seguire passivamente le pretese del mondo finanziario e bancario significa, infatti, utilizzare le poche risorse disponibili per garantire la solvibilità dei debitori ma senza alcun vantaggio per la crescita del benessere collettivo e dell’occupazione.

In questo quadro si colloca l’iniziativa di Comunione e Liberazione che, giustamente, fa appello anche alla responsabilità e all’iniziativa dei singoli e dei gruppi che vivono e operano nei diversi territori. Tutti dovrebbero ricordare lo storico intervento di Roosvelt quando, rivolgendosi ai cittadini americani, fece appello a ciascuno di essi per realizzare una grande mobilitazione contro gli effetti della crisi economica degli anni Trenta, incitando ogni cittadino ad assumersi la responsabilità personale dell’impegno per un nuovo sviluppo economico.

Personalmente ritengo infatti che non può esserci alcun vero effetto positivo dell’intervento politico-statale, anche a livello di una possibile Banca Mondiale che regola e controlla i flussi finanziari, se contestualmente non c’è una ripresa della speranza e della fiducia dei cittadini nelle loro relazioni reciproche e nel rapporto con le istituzioni democratiche.
L’intervento politico deve cioè camminare di pari passo con un’estensione senza precedenti della partecipazione democratica affinché tutti i gruppi sociali e  tutte le persone si sentano coinvolti in un’impresa comune.

Sono portato quindi a leggere insieme le proposte che vengono dal Vaticano sul riassetto della finanza globale e l’appello promosso da Comunione e Liberazione perché, anziché fuggire dalla realtà della crisi, ciascuno di noi si faccia carico di intervenire attivamente nei processi in atto attraverso inedite forme di solidarietà.


COMMENTI
27/10/2011 - com'è vero ! 2 (Diego Perna)

Volevo correggere: Che lo leggano anche quelli lontani dalla Chiesa, che non è detto non lo condividano, anzi.

 
27/10/2011 - com'è vero! (Diego Perna)

.....come scrive Milton Freedman, le merci si scambiano senza che gli uomini debbano parlare e parlarsi, può introdurre una controtendenza rispetto all’attuale pretesa delle classi dominanti di trasformare tutti gli esseri umani in valori monetari proponendo così un’assurda società regolata unicamente dal criterio contabile dei costi e benefici...... Non sono soltanto d'accordo con Barcellona, di più, perchè è proprio così , si vuole fare fuori l'uomo, che vive dell'aria che respira di ciò che mangia, ma sopratutto di rapporto con gli altri. Il lavoro è il terreno della scambio tra le persone, cioè della costruzione del mondo attraverso i rapporti. Tutto questo il potere lo odia, e vuole distruggerlo. Io spero che quanto Lei ha scritto lo leggano i politici che ci governano, almeno quelli che sono o sembrerebbero vicini alla Chiesa. E' tempo di cambiare, crisi sfida per un cambiamento e occasione da non perdere, ci son voluti due anni per capirlo, ma come si dice , meglio tardi che mai. Speriamo bene, nel senso che la speranza ci guidi prossimamente, e cambi la testa a me, a noi e a chi ha molto più potere di noi.