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DOCUMENTO CL/ Barcellona: solo un'amicizia ci salva dalla "società contabile"

Crisi, il documento di Comunione e Liberazione Crisi, il documento di Comunione e Liberazione

Non c’è dubbio, ad esempio, che dar vita a un sistema di reciprocità negli scambi tra diversi segmenti produttivi, riducendo al minimo le mediazioni monetarie, può avviare forme inedite di cooperazione economica e sociale. Non credo che questa ipotesi di cooperazione a cui si fa riferimento, e che già è attuata in molti contesti, abbia il significato di un ritorno a forme di baratto e di scambio non monetario. Al contrario, ha il significato di attuare un coordinamento economicamente più efficace tra diverse unità produttive che risultano frantumate e disperse solo perché la grande impresa sopranazionale produce processi di esternalizzazione rispetto a ciascuna struttura di società o di impresa autonome per poter distribuire il rischio del prodotto su aree economico-sociali sempre più vaste.

Ad esempio, separare in diverse imprese, formalmente autonome, la produzione dei jeans, per cui persino le chiusure lampo diventano una produzione separata da “vendere” ai committenti che strutturano l’intero ciclo fino al prodotto finale, consente alla grande impresa di spostare i rischi della produzione su un’intera costellazione di piccole imprese. Analogamente, a livello più ravvicinato alla vita quotidiana, l’assenza di scambi di reciprocità tra i vicini di casa (i rapporti di vicinato sono stati in passato una parte del tessuto connettivo della società) aumenta enormemente i costi della singola famiglia rispetto a esigenze che possono essere realizzate cooperativamente.

Persino accompagnare i bambini a scuola o assisterli nelle ore di tempo libero è diventato un fatto individualistico-commerciale a cui ciascuna famiglia risponde singolarmente. Decine e decine di automobili si ingorgano all’ingresso delle scuole elementari, intasando il traffico urbano con gravi pregiudizi economici per tutti, mentre un trasporto cooperativo organizzato potrebbe realizzare risparmi di spesa, minore uso individualistico della propria auto e persino migliori rapporti umani tra le famiglie e tra i ragazzi.

In altri campi ci sono stati casi in cui i dipendenti di un datore di lavoro, che si accingeva a licenziarne una parte, si sono accordati per ridurre il proprio monte ore e creare così le condizioni per mantenere l’occupazione di quanti sarebbero stati altrimenti licenziati. Si tratta cioè di innestare nel senso comune e nella vita quotidiana un nuovo spirito di solidarietà e reciprocità non ispirato a fini genericamente umanitari, ma alla rilevanza effettiva, sul piano economico-sociale, della cooperazione per ottenere comuni vantaggi.


COMMENTI
27/10/2011 - com'è vero ! 2 (Diego Perna)

Volevo correggere: Che lo leggano anche quelli lontani dalla Chiesa, che non è detto non lo condividano, anzi.

 
27/10/2011 - com'è vero! (Diego Perna)

.....come scrive Milton Freedman, le merci si scambiano senza che gli uomini debbano parlare e parlarsi, può introdurre una controtendenza rispetto all’attuale pretesa delle classi dominanti di trasformare tutti gli esseri umani in valori monetari proponendo così un’assurda società regolata unicamente dal criterio contabile dei costi e benefici...... Non sono soltanto d'accordo con Barcellona, di più, perchè è proprio così , si vuole fare fuori l'uomo, che vive dell'aria che respira di ciò che mangia, ma sopratutto di rapporto con gli altri. Il lavoro è il terreno della scambio tra le persone, cioè della costruzione del mondo attraverso i rapporti. Tutto questo il potere lo odia, e vuole distruggerlo. Io spero che quanto Lei ha scritto lo leggano i politici che ci governano, almeno quelli che sono o sembrerebbero vicini alla Chiesa. E' tempo di cambiare, crisi sfida per un cambiamento e occasione da non perdere, ci son voluti due anni per capirlo, ma come si dice , meglio tardi che mai. Speriamo bene, nel senso che la speranza ci guidi prossimamente, e cambi la testa a me, a noi e a chi ha molto più potere di noi.