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DOCUMENTO CL/ Barcellona: solo un'amicizia ci salva dalla "società contabile"

Pubblicazione:mercoledì 26 ottobre 2011

Crisi, il documento di Comunione e Liberazione Crisi, il documento di Comunione e Liberazione

Questa proposta di operare principalmente sul terreno della società civile, inseminando nelle pratiche quotidiane l’idea che la collaborazione tra persone e tra gruppi può produrre un grande valore aggiunto rispetto al sistema di calcolo monetario, che presiede ai rapporti economici tra entità assolutamente indipendenti, può determinare una vera e propria svolta nelle prassi sociali delle società contemporanee. Infatti rimette in campo le relazioni interpersonali, la fiducia reciproca e la disponibilità allo scambio di prestazioni non immediatamente economiche (bado ai tuoi bambini mentre vai a lavorare in fabbrica), reagendo così in modo concreto all’omologazione conformistica del puro consumo “usa e getta” che sta alterando i connotati antropologici degli esseri umani nella folla anonima del grande ipermercato globale.

Mettere in campo queste risorse contro la crisi è sicuramente un’operazione rilevante e feconda, ma io voglio aggiungere che questo mondo della solidarietà così come ha bisogno della configurazione di interventi globali, come quelli proposti dal Vaticano, ha anche bisogno di una interfaccia politica che sappia proporre al Paese modelli personali coerenti e rispettosi della dignità degli uomini. Cosa che non accade se continua a esserci una spinta all'agevolazione del precariato sociale e della libertà assoluta di licenziamento che i fautori del neoliberismo continuano a chiedere attraverso interventi legislativi distruttivi dei diritti sociali già acquisiti.

Io non sono così persuaso che la mera rivendicazione di beni comuni autogestiti dagli utenti possa tramutarsi rapidamente in nuove istituzioni della società e dell’economia, ma sono però fermamente convinto che ridurre gli spazi della mercificazione, impedire che il mercato diventi l’unico luogo dove gli uomini si incontrano, dove, come scrive Milton Freedman, le merci si scambiano senza che gli uomini debbano parlare e parlarsi, può introdurre una controtendenza rispetto all’attuale pretesa delle classi dominanti di trasformare tutti gli esseri umani in valori monetari proponendo così un’assurda società regolata unicamente dal criterio contabile dei costi e benefici.

Rispetto a un panorama culturale in cui economisti come Giavazzi e Monti continuano a proporre come inevitabili ulteriori deregolamentazioni, privatizzazioni e riduzioni del costo del lavoro, mi sembra che le posizioni del Vaticano sulla finanza e il documento di Comunione e Liberazione tendono a mettere in campo anche una alternativa culturale che non si arresta di fronte alla soglia del cosiddetto “regno delle leggi economiche” che solo un brillante artificio può tentare di presentare come leggi naturali.


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COMMENTI
27/10/2011 - com'è vero ! 2 (Diego Perna)

Volevo correggere: Che lo leggano anche quelli lontani dalla Chiesa, che non è detto non lo condividano, anzi.

 
27/10/2011 - com'è vero! (Diego Perna)

.....come scrive Milton Freedman, le merci si scambiano senza che gli uomini debbano parlare e parlarsi, può introdurre una controtendenza rispetto all’attuale pretesa delle classi dominanti di trasformare tutti gli esseri umani in valori monetari proponendo così un’assurda società regolata unicamente dal criterio contabile dei costi e benefici...... Non sono soltanto d'accordo con Barcellona, di più, perchè è proprio così , si vuole fare fuori l'uomo, che vive dell'aria che respira di ciò che mangia, ma sopratutto di rapporto con gli altri. Il lavoro è il terreno della scambio tra le persone, cioè della costruzione del mondo attraverso i rapporti. Tutto questo il potere lo odia, e vuole distruggerlo. Io spero che quanto Lei ha scritto lo leggano i politici che ci governano, almeno quelli che sono o sembrerebbero vicini alla Chiesa. E' tempo di cambiare, crisi sfida per un cambiamento e occasione da non perdere, ci son voluti due anni per capirlo, ma come si dice , meglio tardi che mai. Speriamo bene, nel senso che la speranza ci guidi prossimamente, e cambi la testa a me, a noi e a chi ha molto più potere di noi.