BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Cronaca

DOCUMENTO CL/ Franchi: chi riuscirà a colmare il vuoto della politica?

"La crisi, sfida per un cambiamento", questo il titolo del documento di Comunione e Liberazione sulla crisi. Dopo Giulio Sapelli e Pietro Barcellona, il commento di PAOLO FRANCHI

Il commento di Paolo Franchi al documento di ClIl commento di Paolo Franchi al documento di Cl

Dice bene Giulio Sapelli, da tempo (da quanto tempo?) si è smarrito non il concetto, ma il senso stesso della giustizia. E dice ancora meglio quando segnala che è stato papa Benedetto a evidenziare questo vuoto, e a richiamare il mondo – non solo i cattolici, non solo i cristiani, non solo i credenti – alla necessità e all’urgenza di colmare questo vuoto. Adesso. Nel fuoco di una crisi forse appena all’inizio, probabilmente paragonabile, per i suoi effetti sotto ogni profilo sconvolgenti, a una guerra. Di una crisi di cui tutti vediamo a occhio nudo la gravità, ma per la quale nessuno sa individuare terapie convincenti.

Nel documento di Cl delle parole del Papa c’è naturalmente traccia. Per me, è una buona base di discussione e di confronto per quanti, spes contra spem, non intendono rassegnarsi, e cercano non la pietra filosofale che a tutto e tutti dà la risposta, ma le forme di un possibile impegno concreto, individuale e collettivo (le opere). Credo anche, però, che il discorso vada sviluppato, articolato, arricchito.

Lo stesso principio di sussidiarietà, tanto caro a Cl, e a me per nulla inviso, da solo non basta. Anzi: se lo si declina troppo frettolosamente può ridursi a variante di un conservatorismo caritatevole a cui non crede più nessuno. “Pietà l’è morta”, recitava una vecchia canzone partigiana. In una crisi che mina in radice assetti economici, sociali e politici fino a ieri a torto reputati eterni e altrettanto a torto considerati “naturali”, il pericolo (spaventoso) è esattamente questo: guerra di tutti contro tutti, e senza fare prigionieri.

È giusto fare appello ai singoli e alle forze (sono tante) che operano nella società, perché, rendendo vive e operanti la solidarietà e la reciprocità, facciano la loro parte più ancora di quanto la fanno oggi. Da qui può arrivare un apporto importante per attutire, per quanto possibile, i costi sociali, personali e umani (sto parlando di costi potenzialmente spaventosi, non del rinvio di qualche anno dell’andata in pensione) che la crisi comporta. E qui risiede, per essere espliciti, anche la verità più nobile tanto del movimento dei cattolici quanto del movimento socialista (e non penso solo ai suoi albori, e alle maestrine dalla penna rossa) almeno in Italia.