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Cronaca

ITINERARI/ Un vero atelier del gusto nelle Langhe…

PAOLO MASSOBRIO racconta una storia di incontri, all’insegno della vera amicizia, del gusto e dell’arte nelle Langhe. Una vicenda che ha il profumo dei tartufi e del barolo…

Il cuoco Cesare GiacconeIl cuoco Cesare Giaccone

L'autunno, metafora della vita, è struggente come poche altre stagioni dell'anno. Ma bisogna andare in una qualche regione della vite e del vino per farsi cogliere all'improvviso da questo passaggio del creato. E non va bene neppure l'auto, che - nelle Langhe - ti nega gli odori, le nebbie che avvolgono i nebbioli. Le Langhe significano lingue, ovvero crinali di colline che si inseguono sotto le sagome delle montagne.
In queste Langhe io ho conosciuto un artista: cuoco e pittore, per tutti Cesare. Cesare Giaccone sta ad Albaretto della Torre, un paesino dell'Alta Langa, a 500 metri sul livello del mare dove ha trasformato il suo storico ristorante in un atelier del gusto e rivende i suoi aceti spettacolari curati dal figlio Oscar.
Il racconto più struggente, Cesare, me lo fece una sera davanti al caminetto dove sfrigolava un capretto sublime. La sera prima aveva trovato un tartufo, dopo aver rovistato col suo bastardino in quei boschi impenetrabili e tra i noccioleti. Appena risalito sulla strada asfaltata, ripresa la bicicletta, andò in direzione opposta della casa. Arrivato in un paese ammantato di nebbie, bussò alla porta di un amico, che faceva il vignaiolo. Era già notte fonda. L'amico venne ad aprire e lui gli mostrò la trifola. Non dissero una parola. Il padrone di casa lasciò la porta aperta e si diresse in cantina. Risalì con una bottiglia di Barolo del 1964, la stappò, prese sei uova e le porse a Cesare, mentre andò a rivestirsi. Su quelle sei uova fritte, adagiarono copiose scaglie di quell'umore intenso della terra di Langa e bevvero il Barolo. L'amicizia è una cosa così da queste parti.
Io sono onorato di avere come amico Cesare, che quest'anno mi ha concesso 13 suoi quadri bellissimi, per corredare la copertina e i mesi del mio libro quotidiano, Adesso, 366 giorni da vivere con gusto. Quando il mio amico scrittore Tony Hendra, americano, venne a trovarmi, gli chiesi cosa avesse desiderato visitare: “Cesare” mi disse. Ci andò, accompagnato da Beppe Vajra, un giovane promettente produttore di Barolo.
E quando la sera ci trovammo in albergo gli chiesi: “Com'è andata?”. “Ho vissuto una situazione molto italiana – mi disse – Cesare mi ha fatto mangiare in cucina, ha cucinato una patata alla grappa, fantastica, e poi l'ha cosparsa di tartufo”.