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SENTENZA MEREDITH/ L'avvocato: "E' una sconfitta per la giustizia italiana"

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Amanda Knox alla lettura della sentenza, foto Ansa  Amanda Knox alla lettura della sentenza, foto Ansa

Mass media che si buttano in modo esasperato?

Esatto. I media hanno sicuramente avuto una loro influenza sulla valutazione dei giudici di primo grado: queste pressioni temo abbiano portato ad una sentenza dove la prova non era così certa, se poi c'è stato in appello un verdetto completamente contrario.

Delle due l'una, o ha sbagliato il Tribunale di primo grado o la Corte di appello.


Prima di formulare una condanna così pesante come quella a cui furono sottoposti i due giovani, su una vicenda così complicata, il giudice deve ponderare di più la certezza della prova. O i giudici di primo grado hanno sbagliato oppure lo ha fatto la Corte d'appello: uno dei due gradi ha ragionato su una vicenda delicatissima, con un materiale probatorio avente un livello di certezza molto basso. Ecco perché la sconfitta della giustizia: abbiamo una giovane ragazza uccisa, un indagato iniziale del tutto innocente, un colpevole che sembra abbia concorso con altri ma gli altri non ci sono e infine ci sono due ragazzi che, se davvero innocenti si sono fatti quattro anni di galera, il che non è uno scherzo per la loro vita anche futura.

I mass media americani avevano già dato il loro verdetto in anticipo, definendo Amanda vittima e eroina.

Come dicevo prima, l'insieme dell'esposizione mass mediatica ha creato pressioni in cui lavorare da parte di tutti è stato sicuramente difficile. Anche nella mia esperienza, in processi dove c'è esposizione mediatica, mi accorgo di quanto si lavori in modo meno sereno. La presa di posizione americana non è nuova, pensiamo al caso della strage del Cermis (quando un aereo militare americano tagliò i cavi di una funivia, ndr): c'è un atteggiamento negativo nei confronti della giustizia italiana, in parte a ragione e in parte a torto. Personalmente non so se mi farei processare in America: noi i tre gradi di giudizio ce li abbiamo, in America la giustizia non funziona meglio. E' più celere ma è meno garantista e va meno a fondo nella valutazione dei fatti e delle prove, rischiando di più l'errore giudiziario.


Come giudica le arringhe finali di accusa e difesa e come in definitiva le sembrano i due assolti, Amanda e Raffaele dal suo punto di vista professionale?

Io sono per il gioco delle parti. Abbiamo in Italia un processo accusatorio e  non più inquisitorio come era prima della riforma. Che i pubblici ministeri sostengano la loro ipotesi accusatoria lo ritengo legittimo: hanno fatto il loro mestiere. La debolezza la vedo nel governo delle indagini, i primi giorni di indagine sono infatti decisivi: se si perdono quei primi giorni recuperare è quasi impossibile. Se io vedo una mancanza la vedo nel governo iniziale delle indagini. Quel governo lo hanno i Pubblici Ministeri, ne hanno il controllo e di conseguenza  la responsabilità. Nel processo come è stato portato avanti dai P.M. non vedo nulla di male: ha fatto bene il suo mestiere anche la difesa e il risultato gli da ragione.

E Amanda e Raffaele?

Sono due ragazzi simbolo dei nostri giorni, ragazzi che vivono quello che indica la nostra cultura di oggi, dove il livello di libertà, di immagine, di mancanza di punti di riferimenti è emerso in questa vicenda in modo evidente.  Oggi i giovani vivono un modo di divertirsi e di concepirsi che io, personalmente, non desidero per i miei figli. E' emerso in modo triste e tragico in questa vicenda il retroterra di festini, di uso di droga, di modalità di vivere gli affetti e quant'altro.  Amanda e Raffaele sono l'esempio della nostra società. Non vedo l'aspetto della mantide, del killer così come non vedo in Amanda una santarellina. E' una ragazza di oggi in una società difficile dove emerge palesemente una mancanza educativa nei confronti dei giovani, lasciati allo sbando delle loro pulsioni più istintive.



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