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Cronaca

SENTENZA MEREDITH/ L'avvocato: "E' una sconfitta per la giustizia italiana"

Ribaltata completamente la sentenza di primo grado emessa nei confronti di Amanda Knox e Raffaele Sollecito. L'avvocato PAOLO TOSONI commenta la vicenda

Amanda Knox alla lettura della sentenza, foto AnsaAmanda Knox alla lettura della sentenza, foto Ansa

Amanda Knox e Raffaele Sollecito il giorno dopo. La ragazza americana si trova all'aeroporto di Fiumicino dove alle 11 partirà per Seattle. Il giovane italiano è invece a casa del padre, a Bisceglie. Tutto finito? Non proprio, perché la sentenza della Corte di appello che ieri sera ha ribaltato il giudizio di primo grado lascia una scia di polemiche e di domande destinate entrambi a risuonare a lungo. Come è stato possibile un tale ribaltamento? Chi ha sbagliato: i giudici di primo grado o quelli dell'appello? La gente, che assiepava ieri sera la strada davanti al tribunale di Perugia, ha accolto la sentenza di assoluzione al grido di vergogna. Una vergogna per una giustizia italiana che ancora una volta sembra agire in modo confusionale. IlSussidiario.net ha chiesto un parere all'avvocato Paolo Tosoni.


In entrambi i casi, che Amanda e Raffaele siano cioè colpevoli o innocenti, l'impressione che si ha è che la giustizia italiana non abbia fatto una gran bella figura.

Che il sistema giudiziario italiano funzioni poco e male sono anni che  lo diciamo. Quando poi ci sono situazioni di questo tipo ne abbiamo la conferma, non è una novità. Sintetizzando tutto in una sola frase, quello che io mi permetto di dire è:  questa vicenda è sicuramente una sconfitta per la giustizia.

In che senso?

Da un certo punto di vista si può dire che il fatto di avere tre gradi di giudizio permette di recuperare errori anche clamorosi: c'è la corte di appello che ribalta una sentenza di condanna per omicidio e non è una cosa da poco, visto che in alcuni Paesi il primo grado dà sostanzialmente il giudizio definitivo. In Italia tre gradi di giudizio sono una garanzia e questo direi che è l'unico  aspetto positivo.

Perché allora sconfitta?

Stiamo parlando di una vicenda molto grave, un omicidio volontario compiuto anche in modo efferato.  Tutti purtroppo hanno visto una certa superficialità di indagine. Se la Corte di appello ha ribaltato una sentenza di condanna, anche se siamo in attesa di leggere le motivazioni, sicuramente lo ha fatto perché una perizia ha sancito una importante carenza di indagine nell'immediato del post delitto. Quello è il momento più delicato di una indagine, dove normalmente si forma la prova. C'è stata una grave carenza di indagine da parte degli operatori e anche della Procura. Una indagine è in mano alla Procura che la governa e la segue. E' dunque ragionevole aspettarsi nelle motivazioni della sentenza che la critica più importante sarà relativa alla ricostruzione scientifica del luogo del delitto. Ritengo, inoltre, che si sia dato un peso eccessivo alla prova scientifica, che deve essere un elemento che insieme ad altri forma il convincimento dei giudicanti, mentre in questo processo parrebbe essere preponderante.

Che peso hanno avuto i media in questa vicenda?

E' il secondo dato negativo.  Abbiamo in Italia una esposizione mass mediatica della giustizia che è esasperata, qualcosa che ci  trasciniamo dagli anni di tangentopoli. E' un fenomeno non solo italiano, i media hanno una invadenza nella vita sociale dappertutto, ma nel nostro Paese il livello è forse più elevato che in altri, e soprattutto,  continuativo da molti anni. Su vicende di questo tipo dunque si rischia di innescare una miscela esplosiva per cui anche il lavoro degli inquirenti inevitabilmente ne viene un po' condizionato.

In che modo?

Diventa un lavoro meno sereno, molto più stressato, dove ogni parola  e ogni gesto hanno una risonanza pubblica e questo inevitabilmente negli uomini - che ricordiamocelo sempre sono uomini e non macchine - ha un peso. Questo allora è un ulteriore segnale di sconfitta: i media hanno un ruolo diverso da chi deve cercare la verità, a loro interessa dare evidenza a certi aspetti, fare pressioni, e il loro lavoro può diventare deviante, perché interessa più il personaggio che non l'esito giudiziario.