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MELANIA REA/ Chiesta la revoca della patria potestà per Parolisi

La Procura del Tribunale dei minori di Napoli ha chiesto che sia revocata la patria potestà per Salvatore Parolisi, vedovo di Melania Rea e al momento, unico indagato per il suo omicidio

Foto Ansa Foto Ansa

Anche se non si tratta di una svolta vera e propria nel caso dell’assassinio di Melania Rea, la giovane madre uccisa con 37 coltellate il 18 aprile scorso, nel boschetto della Casermette di Ripe di Civitella, è pur sempre una novità decisiva: la Procura del Tribunale dei minori di Napoli ha chiesto che sia revocata la patria potestà per Salvatore Parolisi, vedovo della donna e, al momento, unico indagato per l’omicidio. Ora la richiesta dei pm sarà discussa dal tribunale il 2 dicembre. Si tratta dello stesso giorno in cui si saprà a chi sarà affidata la piccola Vittoria, che per il momento sta venendo accudita dai nonni materni. Il tribunale potrebbe decidere di confermare l’affido o decidere che a prendersene cura dovranno essere gli zii materni. La Procura dei minori ha chiesto, inoltre, che sia nominato, per la piccola, un curatore speciale. D’altro canto, la Procura di Teramo ha dato parere favorevole alla richiesta dei legali di Parolisi di potere incontrare la figlia nel carcere teramano di Castrogno, dove è detenuto. Anche in tal caso, tuttavia, sarà il tribunale dei minori ad decidere in merito.  

Nel frattempo è stata respinta la richiesta di incidente probatorio mossa da Walter Biscotti e Nicodemo Gentile, gli avvocati di Parolisi. A negare l’autorizzazione, è stato il giudice per le indagini preliminari di Teramo, Giovanni de Rensis. In sostanza, la salma della donna non sarà riesumata per procedere all’esame autoptico. Il cadavere sarebbe stato  riportato alla luce per la terza volta. L’operazione, secondo gli avvocati dell’indagato, si sarebbe resa necessaria per dimostrare con certezza l’ora esatta del decesso della vittima, in modo tale da escludere il coinvolgimento del marito. Secondo i legali, un altro esame avrebbe permesso di dimostrare che Parolisi, al momento dell’omicidio, si trovava da un’altra parte. Tuttavia è stata accolta la richiesta della procura a non procedere dal momento che i riscontri dell'autopsia ottenuti dal medico-legale Adriano Tagliabracci avrebbero esaurientemente certificato il periodo in cui la donna è stata uccisa.