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FAMIGLIA/ Il documento della Cei: "Mancano almeno 150mila bambini"

Pubblicazione:giovedì 6 ottobre 2011 - Ultimo aggiornamento:giovedì 6 ottobre 2011, 12.41

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La Cei ha rilasciato un documento, il "Rapporto-proposta” per il Progetto Culturale, dedicato al tema del calo delle nascite in Italia. Secondo tale documento, al nostro Paese mancherebbe la cifra di circa 150mila bambini per mantenere la dimensione demografica attuale.  Secondo l'Istat, in Italia nascono ogni anno tra i 500 e i 600mila bambini. Il comitato in questione, presieduto dal cardinale Camillo Ruini, sottolinea la drammaticità dei dati e invita a una consapevolezza sulla sfida demografica che l'Italia deve inevitabilmente affrontare. “Il cambiamento demografico. Rapporto-proposta sul futuro dell’Italia”, il documento in questione, è stato presentato da Ruini, dal cardinale di Genova Angelo Bagnasco e presidente della Cei, dai professori Giancarlo Blangiardo, Francesco D’Agostino e Antonio Golini. Il documento vuole sottolineare i gravissimi danni sociali, economici e politici che ha procurato “l’incuria italiana degli ultimi quarant’anni nei confronti del problema demografico”. Il problema, secondo i relatori, è la famiglia italiana che vive una difficoltà tale nel divario tra i figli desiderati (secondo il rapporto due figli) e quelli che realmente può mettere al mondo: 1,3 o 1,4 figli per donna. Viene poi presentato il calo della formazione di nuove coppie: erano 400mila i matrimoni negli anni 70, sono circa 200mila oggi. Tale calo viene indicato nel prolungamento per motivi economici ma non solo della residenza dei giovani presso i propri genitori. Ci si sposa in media dopo i trent'anni e il primo figlio si fa in media verso i 40 anni. Il problema maggiore però, dicono, è l'invecchiamento del nostro Paese: “la transizione dal sorpasso (già realizzato) tra nonni e nipoti a quello (in un futuro non così lontano) tra bisnonni e pronipoti”. Sono dati preoccupanti e che destano allarme, dicono ancora i relatori del documento. Dati che mettono a rischio "la tenuta del sistema di welfare, la salvaguardia del sistema produttivo e rischiano di minare la pacifica convivenza sociale". Le misure fino ad oggi adottate in tal senso vengono definite non sufficienti la più significativa delle quali sarebbe l'equità fiscale, cioè “modalità strutturale di trattamento equo della famiglia sotto il profilo del reddito effettivamente spendibile dai suoi membri”. Viene allora proposto di adottare il quoziente familiare oppure il fattore famiglia con una no taxi area.


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