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Cronaca

J'ACCUSE/ Donati: così lo Stato sta affossando le famiglie

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Perché?

In Germania c'è un tasso di natalità molto basso, molto vicino a quello italiano. Teniamo conto che l'area del centro Europa e cioè Germania meridionale, Austria, Svizzera e  Italia del nord, è quella che ha la depressione demografica massima al mondo. In Germania cosa succede? I trasferimenti che vengono dati alle famiglie sono da 6 a 8 volte maggiori che in Italia, cioè gli assegni famigliari, i benefici per figli e anziani che abitano in famiglia, misure cioè che dovrebbero sostenere di più la natalità. Quindi qui è il cambiamento culturale a determinare la bassa natalità: lo Stato si impegna per la famiglia, le persone no.


Nel rapporto-documento presentato dalla Cei si parla di un piano nazionale per la famiglia con carattere sussidiario.


Dopo un lavoro di due anni è stato formulato un piano nazionale per la famiglia da parte dell'Osservatorio nazionale famiglia di cui sono direttore. Si tratta di dieci capitoli che indicano quello che si dovrebbe fare per risolvere il problema: introduzione del fattore famiglia nel sistema fiscale, la conciliazione famiglia-lavoro, la casa, l'infanzia e altri aspetti.  Questo piano è stato presentato al governo nel luglio 2011. E qui vorrei dichiarare pubblicamente che, se è vero che il momento è grave e le risorse si vanno riducendo, il ministro dell'economia Tremonti non ha mai  voluto prendere in considerazione il fattore famiglia. Non si è mai interessato alle politiche familiari per cui c'è una evidente difficoltà culturale e politica a prendere in considerazione la possibilità di finanziare la famiglia.

In che modo sarebbe stato possibile finanziare questo piano?

Gran parte del piano si può fare a costo zero, se ovviamente si fa una redistribuzione nel campo fiscale; applicare il fattore famiglia non costa come dice qualcuno 16 miliardi di euro. A parte che il costo potrebbe essere modulabile. Ma si potrebbe fare a costo zero se si facesse una ridistribuzione orizzontale anziché verticale, trasferendo risorse da chi non ha figli a chi ne ha, invece di tassare indipendentemente dal numero di figli con una tassa che abbia un riconoscimento delle famiglie numerose. Ma ciò non viene fatto perché quello che quello che preoccupa  Tremonti è il costo burocratico: bisognerebbe cambiare i moduli della dichiarazione dei redditi, cambiar procedure burocratiche e il problema diventa così amministrativo e burocratico, mentre le famiglie soffrono per il non riconoscimento del mancato carico sociale.

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