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Cronaca

IL CASO/ Mauro: Amanda, il giudice e la giustizia, cosa manca?

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Nel sistema giudiziario esiste il concetto di presunzione di innocenza degli imputati e questo richiede molta prudenza da parte di tutti: giudici, avvocati, stampa e opinione pubblica. Non so chi ne abbia mai tenuto conto nel corso di questa vicenda. Garantire una vera giustizia è da sempre una delle questioni più difficili con le quali uno Stato di diritto è costretto a fare i conti. Rudy Guede, al momento unico colpevole di questo omicidio efferato, ha cercato nelle parole di Blaise Pascal ragione delle tante contraddizioni di questo caso: “La giustizia è soggetta a discussione, la forza è molto riconosciuta e indiscussa. Così non si è potuto dare la forza alla giustizia perchè la forza ha contraddetto la giustizia e ha affermato che solo lei era giusta. E così, non potendo ottenere che ciò che è giusto sia forte, si è fatto sì che ciò che è forte sia giusto”.

Queste parole descrivono molto bene il rapporto che ha tenuto insieme la ricerca della verità e della giustizia da parte dei media, che ha caratterizzato addirittura il pronunciarsi del Dipartimento di Stato americano e il severo giudizio del Primo ministro inglese Cameron. A fronte di queste letture, ultimamente preoccupate di vedere riconosciuti interessi e ragioni legittimi ma estranei al processo, rimangono le parole del giudice Hellmann, che ha assolto i due giovani ricomprendendo anche il senso del compito dei pubblici ministeri: “Al loro posto, con gli elementi che avevano anch’io avrei chiesto un rinvio a giudizio. Il giudice ha però il dovere di formarsi un libero convincimento. La sentenza del Primo grado a mio parere era illogica e lacunosa. Per i giudici della Corte d’assise le prove erano sufficienti per la condanna, per noi no. Non posso dire che Rudy sia l’unico a sapere che cosa è successo quella notte in Via della Pergola. Di certo lo sa e non lo ha mai detto. Forse lo sanno anche i due imputati perché la nostra pronuncia di assoluzione è il risultato della verità che si è creata nel processo. La verità reale resterà insoluta e potrebbe anche essere diversa. Loro potrebbero essere anche responsabili del delitto, ma non ci sono le prove”.

In dubiis pro reo (Nel dubbio a favore dell’imputato). In attesa che Qualcuno con una misura più grande faccia giustizia fino in fondo leggendo nel cuore di ognuno.

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COMMENTI
07/10/2011 - Un'ulteriore riflessione (Giuseppe Crippa)

Riguardo al fatto che ci siano voluti ben quattro anni per arrivare alla sentenza di secondo grado, è ovvio che si sia trattato di un tempo eccessivo. Questa lentezza è da addebitare, in proporzioni che lascio a ciascuno definire, alla Magistratura per le resistenze corporative che ha posto e pone a qualunque proposta di riforma, ma soprattutto al potere legislativo (tutti i Parlamenti della Repubblica dal 1946 ad oggi) per aver prodotto leggi complicatissime ed al potere esecutivo (cioè a tutti i governi della nostra Repubblica dal 1946 ad oggi, per non aver allocato nei tribunali sufficienti risorse economiche ed organizzative. Una particolare menzione, però, visto che di questi ultimi 4 anni si tratta, meritano questo governo e questo parlamento.

 
07/10/2011 - La domanda di Mario Mauro (Giuseppe Crippa)

Nella sua articolata riflessione sul processo di Perugia Mauro si chiede, dando per presumibile un errore giudiziario, chi pagherà per le persone che hanno trascorso gli ultimi quattro anni della loro vita in carcere. A mio avviso la sua è una questione mal posta: non si può in nessun modo ipotizzare un errore giudiziario nel primo giudizio perché non c'è motivo di dubitare che sulla base delle prove e delle testimonianze portate alla loro attenzione i giudici si siano convinti “oltre ogni ragionevole dubbio” della colpevolezza degli imputati, ed è precisamente questo che si chiede ai giudici, non di definire quale sia “la verità”, nota soltanto, e lo dice anche Mauro, a coloro che erano sulla scena del crimine quella diabolica (hallowin) notte. Una seconda discussione del caso è prevista dal nostro ordinamento penale proprio per sottoporre decisioni così importanti ad un'altra riflessione e non ci si deve stupire se il secondo giudizio è diverso dal precedente.

 
07/10/2011 - cos'è la Giustizia (francesco scifo)

La Giustizia è l'osservanza delle regole processuali: basta dire che non è giusto condannare una persona, pur colpevole, se la condanna è il frutto di una violazione delle regole processuali. Nel caso di specie ritengo che l'assoluzione di cui si discute sia stato il frutto di vari errori processuali dell'accusa ed investigativi.Il processo è come l'obiettivo di una macchina fotografica, dove il Giudice vede solo ciò che viene inquadrato dall'obiettivo, ovvero mostrato dall'accusa e dalla difesa, non certo tutti i fatti.Il campo scrutabile è quindi necessariamente ridotto rispetto alla realtà. Non ha perciò alcun senso giuridico identificare la verità sostanziale con quella processuale si tratta di due cose diverse come lo sono, del resto, la morale e la giustizia: moralmente sarebbe sempre giusto mandare in galera un colpevole, per una questione retributiva della colpa commessa. Tuttavia, ciò non ha senso dal punto di vista processuale se non si raggiiunge l'evidenza della prova seguento le regole del processo. A mio parere dal punto di vista investigativo non si doveva contare solo sulla prova scientifica e dal punto di vista dell'imputazione doveva puntarsi sull'omicidio preterintezionale: l'unico che avesse un movente dimostrabile.

 
07/10/2011 - in dubiis pro reo (antonio petrina)

nella trasmissione di radio anch'io del 5 ottobre il presidente vietti discette su efficienza della giustizia,giudici e risorse che mancano , ma alla ns domanda se lo spropositato utilizzo di mezzi e di risorse ( leggi 100.000 intercettazioni!) sia controllato o meno ,in un paese in regime di austerity,non risponde, anzi è offensivo parlarne (per il presidente palamara) in risposta a chi gli aveva osato chiedere chi deve pagare per il carcere di 4 anni di amanda e raffaele !