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IL CASO/ Mauro: Amanda, il giudice e la giustizia, cosa manca?

Pubblicazione:venerdì 7 ottobre 2011

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La sentenza di appello con la quale sono stati assolti Amanda Knox e Raffaele Sollecito dall’accusa dell’omicidio di Meredith Kercher, dopo 4 anni di reclusione, costringe tutti a una riflessione profonda sulla giustizia e sulla verità. Da una parte c’è l’opinione pubblica, per gran parte indignata e quasi schifata per una sentenza attraverso la quale si voleva per forza avere dei colpevoli: quei colpevoli. Dall’altra c’è un giudice, che non condanna persone ritenendo che all’interno del processo non siano state rese evidenti le prove della loro colpevolezza. Un giudice che quindi riconosce la possibilità di una divergenza tra la verità emersa dagli atti di un processo e la verità sostanziale.

“Viviamo in una fase di contestazione rivolta soprattutto alla cosiddetta casta, ma che si estende a tutte le istituzioni. Ormai si è formato il convincimento, con le trasmissioni che ricostruiscono le scene del crimine, che tutti, senza conoscere le carte, possano parlare dei processi. Eravamo un popolo di allenatori di calcio, stiamo diventando tutti giudici”. Ma il giudice Hellmann ha anche rivolto un pensiero alla famiglia di Meredith Kercher: “Come giudice a loro non posso dire niente. Umanamente però capisco il loro strazio. Ma una sentenza di condanna non supportata da prove non avrebbe fatto giustizia, né restituito loro la figlia”.

Di fronte a una sentenza come quella di Perugia emerge anche un altro paradosso, un’altra conseguenza scaturita dalla verità processuale: chi paga per il presumibile errore giudiziario per cui due persone innocenti hanno trascorso gli ultimi quattro anni della loro vita in carcere? Saranno risarciti? In ogni caso, quindi, qualcosa non ha funzionato.

Mi permetto di aggiungere inoltre che in tutto questo certo non hanno aiutato i cori forcaioli che si sono innalzati subito dopo la sentenza, né le grida di giubilo di approssimativi innocentisti. Vero è che i cittadini hanno bisogno di vedere che nel proprio Paese vi è un sistema che garantisce che si faccia giustizia sempre. Vero è anche che in molti, più che per la giustizia abbiano in questo caso - grazie anche all’aiuto della morbosità della stampa - fatto il tifo per una piuttosto che per l’altra parte. Allora diventa fondata la frase del giudice: se prima eravamo un popolo di allenatori, oggi sembriamo essere un popolo di giudici.


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COMMENTI
07/10/2011 - Un'ulteriore riflessione (Giuseppe Crippa)

Riguardo al fatto che ci siano voluti ben quattro anni per arrivare alla sentenza di secondo grado, è ovvio che si sia trattato di un tempo eccessivo. Questa lentezza è da addebitare, in proporzioni che lascio a ciascuno definire, alla Magistratura per le resistenze corporative che ha posto e pone a qualunque proposta di riforma, ma soprattutto al potere legislativo (tutti i Parlamenti della Repubblica dal 1946 ad oggi) per aver prodotto leggi complicatissime ed al potere esecutivo (cioè a tutti i governi della nostra Repubblica dal 1946 ad oggi, per non aver allocato nei tribunali sufficienti risorse economiche ed organizzative. Una particolare menzione, però, visto che di questi ultimi 4 anni si tratta, meritano questo governo e questo parlamento.

 
07/10/2011 - La domanda di Mario Mauro (Giuseppe Crippa)

Nella sua articolata riflessione sul processo di Perugia Mauro si chiede, dando per presumibile un errore giudiziario, chi pagherà per le persone che hanno trascorso gli ultimi quattro anni della loro vita in carcere. A mio avviso la sua è una questione mal posta: non si può in nessun modo ipotizzare un errore giudiziario nel primo giudizio perché non c'è motivo di dubitare che sulla base delle prove e delle testimonianze portate alla loro attenzione i giudici si siano convinti “oltre ogni ragionevole dubbio” della colpevolezza degli imputati, ed è precisamente questo che si chiede ai giudici, non di definire quale sia “la verità”, nota soltanto, e lo dice anche Mauro, a coloro che erano sulla scena del crimine quella diabolica (hallowin) notte. Una seconda discussione del caso è prevista dal nostro ordinamento penale proprio per sottoporre decisioni così importanti ad un'altra riflessione e non ci si deve stupire se il secondo giudizio è diverso dal precedente.

 
07/10/2011 - cos'è la Giustizia (francesco scifo)

La Giustizia è l'osservanza delle regole processuali: basta dire che non è giusto condannare una persona, pur colpevole, se la condanna è il frutto di una violazione delle regole processuali. Nel caso di specie ritengo che l'assoluzione di cui si discute sia stato il frutto di vari errori processuali dell'accusa ed investigativi.Il processo è come l'obiettivo di una macchina fotografica, dove il Giudice vede solo ciò che viene inquadrato dall'obiettivo, ovvero mostrato dall'accusa e dalla difesa, non certo tutti i fatti.Il campo scrutabile è quindi necessariamente ridotto rispetto alla realtà. Non ha perciò alcun senso giuridico identificare la verità sostanziale con quella processuale si tratta di due cose diverse come lo sono, del resto, la morale e la giustizia: moralmente sarebbe sempre giusto mandare in galera un colpevole, per una questione retributiva della colpa commessa. Tuttavia, ciò non ha senso dal punto di vista processuale se non si raggiiunge l'evidenza della prova seguento le regole del processo. A mio parere dal punto di vista investigativo non si doveva contare solo sulla prova scientifica e dal punto di vista dell'imputazione doveva puntarsi sull'omicidio preterintezionale: l'unico che avesse un movente dimostrabile.

 
07/10/2011 - in dubiis pro reo (antonio petrina)

nella trasmissione di radio anch'io del 5 ottobre il presidente vietti discette su efficienza della giustizia,giudici e risorse che mancano , ma alla ns domanda se lo spropositato utilizzo di mezzi e di risorse ( leggi 100.000 intercettazioni!) sia controllato o meno ,in un paese in regime di austerity,non risponde, anzi è offensivo parlarne (per il presidente palamara) in risposta a chi gli aveva osato chiedere chi deve pagare per il carcere di 4 anni di amanda e raffaele !