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HALLOWEEN/ Introvigne: tutti "pupazzi" nelle mani di un business fuori posto

Pubblicazione:martedì 1 novembre 2011

Foto Ansa Foto Ansa

Halloween, la festa che ha soppiantato, un po’ ovunque e sempre di più, la nostra celebrazione dei Santi, ha chiamato a raccolta decine di migliaia di giovani italiani che si sono travestiti da elfi, zombie, streghe, folletti o vampiri per trascorrere una serata emulando i propri coetanei oltreoceano. Per molti il fenomeno è inquietante. Ad di là dell’aspetto horror. Un riflesso di quella cultura relativista che si dirige verso una sempre maggiore affermazione. Esprimendosi in merito alla questione, ieri, il cardinale Carlo Caffarra, arcivescovo di Bologna, ha parlato di una «brutta resa al relativismo dilagante» mentre l'arcivescovo di Torino, Cesare Nosiglia, l’ha definita una festa che, oltre a non aver nulla a che fare con la concezione cristiana dei morti, data la sua vicinanza con Ognissanti e la Commemorazione dei Defunti rischia di estirparne il senso.

«Se da un lato, negli Stati Uniti e, più in generale, nei Paesi anglosassoni si tratta di una tradizione reale, non inventata, da noi rappresenta un oggetto estraneo all’"ecosistema"», è il giudizio di Massimo Introvigne, sociologo delle religioni interpellato da ilSussidiario.net. Giunta in terra americana, trapiantata dagli immigrati irlandesi, infatti, la festa non ha trovato tradizioni analoghe da estirpare e a cui sostituirsi. «In Italia è avvenuto un processo ben diverso», continua, sottolineando alcuni passaggi: «Halloween ha una lunghissima storia, in cui è presente una componente pre-cristiana che si è intrecciata ed è stata assorbita dalla teologia cattolica. Da pagana, quindi, ha subito un processo di cristianizzazione. E’ stata assorbita, a sua volta, e trasformata dal protestantesimo che ne ha fatto una festa propria».

Poi, è giunta in Italia. Ma del tutto sguarnita di ogni significato religioso. «E’ stata importata, originariamente, con finalità meramente commerciali; per creare una festa in più attorno alla quale dar vita ad un business. Se, quindi, negli Stati Uniti fa parte della fibra nazionale, da noi rappresenta un dannoso contributo ad una sorta di neo-paganizzazione della società».


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COMMENTI
01/11/2011 - Commercio e Relativismo (Antonio Servadio)

Trattasi di una delle tante affermazioni del commercio. che progressivamente pervade in modo capillare il nostro stile di vita ed anche la cultura (occidentale contemporanea). Stessa genesi anche per altre "feste" mondane (festa della mamma etc.). Questo è ben appunto il "riflesso di quella cultura relativista..." Notevole che i benpensanti di avanguardia, quelli anti-consumismo, non sembrino reagire e neppure pare che si interroghino in proposito. Invece dovrebbero farlo - tale silenzio è assordante. Sta di fatto che le festività tradizionali di antica origine erano tutte connesse al calendario della fede. Hanno poi fatto breccia festività connesse alla celebrazione di eventi di politica nazionale. Oggi la tendenza pare indirizzarci verso un progressivo abbandono delle celebrazioni di origine religiosa, a favore di quelle "sintetiche" studiate nei pragmatici pensatoi del marketing. Su questo terreno si appiattiscono passivamente e pacificamente destre, sinistre e quant'altri: trionfo del relativismo ?