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SANTO DEL GIORNO/ Oggi, 10 novembre, è San Leone I, Papa

Pubblicazione:giovedì 10 novembre 2011

San Leone Magno San Leone Magno

Oggi la liturgia celebra la memoria di san Leone I, papa e dottore della Chiesa. Nato in Toscana, venne a Roma come diacono e poi, elevato alla cattedra di Pietro, meritò a buon diritto l’appellativo di Magno per aver nutrito il popolo a lui affidato con la sua sapienza e per aver sostenuto decisamente la dottrina sull’Incarnazione. Nel 440 viene mandato in Gallia a sedare la discordia tra le due più alte autorità romane, il generale Ezio e il prefetto del pretorio Albino. Leone vi si reca e riconcilia i due contendenti. Lì apprende la notizia della morte di papa Sisto III e viene informato di essere stato eletto a succedergli. Nei suoi 21 anni di pontificato si avvicendano quattro imperatori: Avito, subito cacciato, Valentiniano III, Petronio Massimo e Maggioriano, tutti uccisi. L’Impero sta lentamente preparando la sua fine e la Chiesa è travagliata da scontri dottrinali e discordie.
Con l’energia e la persuasione, Leone rafforza in Occidente l’autorità della Sede di Pietro, e affronta la dottrina monofisita sostenuta dall’abate orientale Eutiche, influente a Costantinopoli, che riconosce in Cristo una sola natura, contro la dottrina ortodossa delle due nature, distinte ma non separate, nella stessa persona. Ottiene che l’imperatore Teodosio convochi nel 449 un concilio a Efeso. Ma qui parlano solo i monofisiti, senza ascoltare i legati di Leone, acquistando nuovi proseliti. Leone nega validità a questo concilio e persuade il nuovo imperatore Marciano a indirne un altro nel 451, a Calcedonia, il quarto concilio ecumenico, che approva solennemente la dottrina delle due nature in una sola persona. Le risoluzioni del concilio non vengono però accettate da tutti e ciò genera gravi disordini, soprattutto in Palestina. Intanto l’Occidente vive tempi di terrore. L’Impero non ha più un vero esercito, gli Unni piombano sull’Alta Italia nel 452. Leone stesso si reca da Attila, loro capo, con una delegazione del Senato, lo incontra presso Mantova e lo convince, anche col pagamento di un tributo, a lasciare l’Italia. Tre anni dopo, i Vandali di Genserico assediano Roma.


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