BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

ABORTO/ Il problema della legge 194 è davvero l'obiezione di coscienza?

L’obiezione di coscienza come diritto fondamentale a non compiere azioni contrarie al proprio più intimo sentire. Come è concepito nel nostro ordinamento? Il racconto di LORENZA VIOLINI

Una operazione chirurgica (Immagine Fotolia) Una operazione chirurgica (Immagine Fotolia)

L’obiezione di coscienza intesa come diritto fondamentale a non compiere azioni contrarie al proprio più intimo sentire nasce  nel nostro ordinamento come risposta a un’emergenza: dopo un lungo braccio di ferro tra pacifisti e Ministero della Difesa, la legge Marcora codificò la possibilità di sostituire alla classica naja il servizio civile per tutti coloro che, rifiutandosi di svolgere il servizio militare, si erano resi loro malgrado protagonisti di lunghi processi e avevano subito  aspre condanne da parte delle autorità militari.

È nel corso di questi processi che, in risposta a una questione di costituzionalità circa l’obbligatorietà del servizio militare, la Corte Costituzionale – richiamandosi all’art. 2 Cost sui diritti fondamentali dell’individuo – identifica nell’obiezione di coscienza un diritto fondamentalissimo, per quanto non espressamente citato, basandosi sull’esigenza di offrire una tutela alla primaria forma di libertà personale, la libertà di coscienza.

Non si tratta, ovviamente, di una libertà indiscriminata, bensì di una forma di soluzione di quei conflitti – tutto sommato rari – tra beni giuridici di particolare rilevanza quali, nel caso presente, l’esigenza di non vedersi costretti a imbracciare armi destinate per loro natura all’eliminazione fisica dei nemici, un conflitto quindi tra dovere di difesa della patria e compimento di un omicidio, seppur perpetrato in nome di alti ideali.

La storia europea documenta la fondatezza delle concezioni enunciate dalla Corte Costituzionale: dalla Dichiarazione dei Diritti dell’uomo e del cittadino del 1789 fino al processo di  Norimberga, la civilità giuridica occidentale ha messo a proprio fondamento il principio secondo cui nessuno può essere costretto ad agire per commettere un crimine, a fortiori qualora il crimine sia rivolto a discapito del bene vita.

Nella Dichiarazione del 1789 si afferma, infatti: «il fine di ogni associazione politica è la conservazione dei diritti naturali e imprescrittibili dell’uomo. Questi diritti sono la libertà, la proprietà, la sicurezza e la resistenza all’oppressione».


COMMENTI
12/11/2011 - aborto (maria gonano)

Sono d'accordo con la Prof.Violini ; i medici in Italia sono stufi di ammazzare la gente con l'aborto: Non è un discorso culturale si tratta di diritti umani: Leo Aletti ginecologo.