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AIUTI ALIMENTARI/ Delmelle (FEBA): oggi si decide la sorte di 18 milioni di poveri

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Il destino di milioni di poveri (Ansa)  Il destino di milioni di poveri (Ansa)

Il programma europeo ammontava a 480 milioni di euro l’anno e sarà ridotto a 113 milioni: è un taglio pari all’80%. Significa che ci sono diversi milioni di cittadini europei che oggi possono beneficiare del Pead, e dal 2012 ne saranno esclusi.

In un momento in cui l’Ue sta tentando di fare ripartire l’economia dei Paesi membri, il Pead può essere considerato un elemento di stabilità sociale e quindi anche economica?

Il programma sta certamente favorendo la stabilità e la pace in Europa. E’ difficile infatti immaginare che cosa accadrà, quando alcuni milioni di persone povere da un giorno all’altro non riceveranno più il cibo che era erogato loro da diversi anni. Se quindi i tagli non saranno messi in discussione, sono convinto che molti europarlamentari protesteranno, facendosi sentire di fronte alla Consiglio dei Ministri Europei. Soprattutto in un momento di crisi economica e finanziaria, è impossibile riuscire a gestire una massa aggiuntiva di persone povere in cerca di cibo. Se nulla cambia quindi, il taglio al programma Ue sarà un fattore di grave instabilità.

Quali soluzioni intravede?

Se il programma sarà ridotto, i Banchi Alimentari Europei dovranno trovare altri modi per cercare di compensare, in modo totale o parziale, il deficit provocato dalla decisione della Corte di Giustizia Europea. Se inoltre non cambierà nulla, alcuni Stati probabilmente prenderanno la decisione di compensare le differenze tra gli aiuti ricevuti finora e quelli stanziati dal 2012. Due giorni fa il ministro all’Agricoltura del Belgio ha dichiarato che se nulla cambierà, il suo governo compenserà le perdite. Questo può essere un motivo di soddisfazione per i cittadini belgi. Ma temo che in molti altri Paesi, più in difficoltà dal punto di vista economico, nuove fasce della popolazione cadranno nella povertà e non potranno permettersi un’alimentazione adeguata.

A quali Paesi si riferisce?

Potrei parlare dell’Italia per esempio. Per non citare Paesi decisamente più poveri, come Polonia, Romania e Ungheria. I loro governi saranno in grado di compensare le perdite? Francamente sono molto scettico. Francia e Spagna potrebbero invece decidere di intervenire con fondi propri come il Belgio. Ma questo sarebbe un grave pericolo per la solidarietà sociale a livello europeo.

 In che senso?

Non sarebbe una soluzione corretta, perché se alcuni Paesi, presi singolarmente, possono essere in grado di trovare i fondi, per altri potrà risultare estremamente difficile. Come farà per esempio il governo italiano a stanziare la somma necessaria, pari a circa 100 milioni di euro, con le difficoltà che sta attraversando in questo periodo? Se anche ci riuscisse, gli indigenti di Romania e Ungheria non potranno più ricevere gli stessi aiuti. L’Europa dovrà quindi rinunciare alla solidarietà, e questa è una questione di principio esattamente come quella posta dai sei Paesi che si oppongono al Pead.

 Quale messaggio in particolare intende rivolgere all’Italia?

 Desidero sottolineare che la Fondazione Banco Alimentare in Italia sta svolgendo un lavoro fantastico. Sta infatti tentando di parlare ai ministri competenti e ai rappresentanti italiani al Parlamento Ue, di entrambi gli schieramenti. Desidero quindi esprimere quanto sono orgoglioso, in quanto presidente della Federazione Europea dei Banchi Alimentari, del fatto che l’Italia sia così attiva. E’ infatti un esempio di buona gestione, per l’aiuto che garantisce alle persone povere attraverso il Banco alimentare.

 

(Pietro Vernizzi)



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