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SCIOPERO AVVOCATI/ Un diritto che può essere frainteso

Pubblicazione:venerdì 18 novembre 2011 - Ultimo aggiornamento:venerdì 18 novembre 2011, 13.18

Lo sciopero degli avvocati penalisti Lo sciopero degli avvocati penalisti

Sul punto si sostiene da più parti che la modernizzazione del Paese dovrebbe passare attraverso la liberalizzazione delle professioni che, per l’avvocatura, consisterebbe, in sintesi, nell’abolizione degli Ordini e delle tariffe, in un accesso meno controllato, alla possibilità di formare società di capitali tra professionisti, equiparando sostanzialmente l’avvocato al libero imprenditore.

Si tratta di una visione miope e superficiale: l’avvocato, per quanto libero professionista, svolge una funzione essenziale nell’ambito dell’Amministrazione della Giustizia, maneggia interessi delicatissimi per la persona e la collettività; togliere la protezione garantita dall’accesso selezionato, dal controllo disciplinare, dall’obbligo formativo, significa esporre il cittadino al rischio di essere assistito da professionisti inadeguati a difendere interessi primari quali  la libertà, il patrimonio, il lavoro, il rapporto con la Pubblica Amministrazione, ecc..

L’attuale situazione di declino della classe forense, per l’esorbitanza degli iscritti e la mancata riforma della legge professionale (di fatto molto simile ad un libero mercato), con tutte le conseguenze negative sui singoli assistiti e sulla collettività cui quotidianamente si assiste, dovrebbe indurre alla riflessione opposta: quella, cioè, dell’urgenza di attuare tutti gli strumenti utili e adeguati a riqualificare la professione forense (in termini di accesso e di controllo professionale e deontologico), per proteggere di più il cittadino utente e per un miglior funzionamento del sistema giudiziario.

Si denuncia, infine, la mancata attuazione del giusto processo, perché nel nostro sistema accusatorio non vige la separazione della carriere tra P.M. e Giudici: è vero che siamo ancorati ad una cultura processuale legata all’unità della giurisdizione e difficilmente riusciamo ad immaginare un sistema diverso; è altresì vero che stiamo assistendo negli anni ad una più marcata identità accusatoria dell’Autorità Inquirente, che si distingue sempre di più da quella giudicante. Potrebbe essere matura, quindi, l’opzione di attuare più decisamente l’indirizzo accusatorio del nostro processo penale, in coerenza con la scelta effettuata ormai vent’anni fa, favorendo una maggior parità tra accusa e difesa e la terzietà dei magistrati giudicanti.  

In conclusione, una riflessione sull’adeguatezza e l’efficacia dello strumento dello sciopero (ossia dell’astensione dalle udienza e da ogni attività giudiziaria) degli avvocati penalisti. In questi ultimi anni l’avvocatura è spesso ricorsa a tale forma di protesta, per le più svariate ragioni, non sempre degne di mobilitazione: ciò ha sicuramente depotenziato lo strumento e raramente si è ottenuto il consenso e la comprensione della collettività rispetto ai problemi sollevati e la risposta alle istanze avanzate.

Inoltre, l’avvocato svolge una funzione delicata e necessaria nell’ambito dell’Amministrazione della Giustizia; impedire la celebrazione delle udienze, oltre a poter creare delle situazioni di conflitto con il proprio mandato, non contribuisce certo ad elevare il decoro della professione (nell’immaginario collettivo, infatti, l’avvocato non sacrifica nulla di sé scioperando e può sorgere il sospetto che l’adesione sia strumentale ad una strategia dilatoria del processo): è noto che il diritto all’astensione del difensore è ricompreso nel diritto di sciopero costituzionalmente garantito; è, però, un problema di opportunità e di adeguatezza di tale forma di protesta al particolare ruolo svolto dall’avvocato.

Agli avvocati e alle associazioni forensi, infatti, non mancano possibilità e occasioni di denuncia di problematiche serie, come quelle di cui abbiamo parlato, alternative allo sciopero e più adeguate alla loro funzione: credo sia un bene per tutti se, nel nostro Paese, si possa tornare a discutere di giustizia e di riforme, in modo pacato e senza contrapposizioni.



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