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SCONTRI IN PIAZZA/ 1. Ragazzi, mentre protestate riascoltate quei versi di Gaber...

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Per farmi capire riproduco una targhetta che ho posto sul mio tavolo di preside di Liceo, il più grande Liceo italiano, con oltre 2000 studenti: “Sei qui con la soluzione o fai parte del problema?”.

L’importante, dunque, è che la democrazia diventi occasione di crescita per tutti, cioè una occasione preziosa non per moltiplicare slogans fumosi, ma per andare più addentro alle complessità che ci attanagliano, tanto da rendere sempre meno determinante, per la vita di un Paese, la democrazia sostanziale. Le inter e multi-dipendenze, quelle che stanno realizzando il “villaggio globale”, da decenni al centro di infinite analisi socio-economiche, stanno nei fatti sottraendo ai cittadini dei singoli Paesi ogni possibilità di auto-determinazione. Questo è il punto. Perché qui si annidano la necessità e l’urgenza dello sviluppo, in forma ovviamente pacifica, di quell’ordine internazionale, frutto di istituzioni mondiali, capaci di governare, secondo regole chiare, i diritti e le responsabilità. Non basta, tanto per capirci, rifugiarsi nel nuovo slogan “né Tremonti né Monti”, cioè nelle parole vuote.

Ricordo un verso di una canzone di Giorgio Gaber: “La libertà non è uno spazio libero, la libertà è partecipazione”. Verso bellissimo. Quindi anche il diritto sacrosanto alla libera manifestazione del proprio pensiero deve poi comportare la serietà della conoscenza, la “fatica del concetto”, senza limitarsi a ripetere frasi fatte, luoghi comuni. Più che “contro”, “per”.

Quindi anche una manifestazione, se fatta con questi intendimenti, come ogni assemblea a scuola o all’università, può/deve diventare esercizio di conoscenza e di intelligenza. Per il bene di tutti. Senza nessuna forma di violenza, come è invece è successo di recente a Roma quando alcuni “black-bloc” scelsero la violenza per la violenza.

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COMMENTI
19/11/2011 - Ci sono piazze e piazze (Gianni MEREGHETTI)

Ci sono piazze e piazze, piazze dove domina l'indignazione, dove si scatena la violenza, dove la rabbia è senza freni, ci sono piazze, come è stata quella del Duomo di Milano, dove vi sono ragazzi che rileggono la storia d'Italia e vi trovano il filo rosso della sussidiarietà, di una volontà di costruzione che nulla ha fermato, di una positività che solca i diversi passaggi della storia, da quelli facili a quelli di crisi. Ci sono piazze e piazze, ognuno deve decidere se cavalcare le piazze dell'indignazione o se frequentare quelle dove si costruisce, ognuno deve decidere, e lo può fare, basta che ascolti il suo cuore!