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SCONTRI IN PIAZZA/ 1. Ragazzi, mentre protestate riascoltate quei versi di Gaber...

Secondo GIANNI ZEN non ci si può limitare alla protesta senza un contraltare di proposte, di opzioni di miglioramento, di spinte al cambiamento verso nuove forme di giustizia e bene comune

Foto Ansa Foto Ansa

Tempo di periodiche manifestazioni di protesta, con protagonisti in particolare studenti delle scuole superiori e dell’università.

A sentire i protagonisti, si tratta di azioni contro i fattori che hanno determinato la crisi attuale, in primis i grandi poteri finanziari, le banche, i “poteri forti”, artefici, secondo loro, di tutte le ingiustizie.

Al di là del rischio di ideologizzazione di qualche gruppo o movimento sotto le diverse sigle, si tratta però di azioni-contro che non devono essere guardate con distacco e diffidenza. Nel senso di forme ordinarie di democrazia.

Il problema è, potremmo aggiungere a margine, che non ci si può limitare alla protesta senza un contraltare di proposte, di opzioni di miglioramento, di spinte al cambiamento verso forme inedite di giustizia, di verità, di bene comune. Se non vi è questa interfaccia, potremmo concludere, la protesta fine a se stessa rischia al limite di appagare le frustrazioni individuali o di gruppo, ma di mantenere la realtà ferma alle sue contraddizioni. Inutile poi lamentarsi.

Credo però, per correttezza, che non dovremmo, in poche parole, avere paura di dire questa semplice verità ai giovani di oggi: indignarsi è senz’altro positivo e utile, di fronte ad una ingiustizia, ad una situazione critica, come presa cioè di coscienza che sconfigga il rischio dell’indifferenza. Ma una presa di coscienza pubblica, rispetto ad una situazione difficile,non può limitarsi solo alla protesta. Perché è essenziale che oltre alla protesta l’attenzione si concentri sulle proposte concrete, fattibili, perché il cuore della nostra vita non è indignarsi, ma impegnarsi, tutti i giorni, per migliorare le cose che non vanno, in prima persona. L’atto di coscienza, pertanto, è necessario per favorire la partecipazione, ma non sufficiente.

Le continue e ripetute giornate di mobilitazione studentesca devono quindi essere ripensate, per non trasformarle, volenti o nolenti, in strumenti ideologici di gruppi conservatori, chiusi alle novità del nostro “villaggio globale”, contrari a reali forme di pari opportunità e quindi di giustizia e di equità. Aspetti questi non sempre presenti, ce lo dobbiamo dire, tra gli slogans, al di là dei soliti richiami ai politici di casa nostra, degli “indignados”, “draghi ribelli” e altre sigle. Giusto quindi chiedere chiarezza, trasparenza, norme eque sugli intrecci tra economia, politica e finanza. Ma non basta.

La scelta, ad esempio, del 17 novembre come giorno di protesta, come è noto, è legata a due drammatici episodi: al 17 novembre 1939, con centinaia di studenti cecoslovacchi uccisi dai nazisti solo perché si opponevano alla guerra, e al 17 novembre 1973, quando i colonnelli greci sgomberarono con i carri armati il Politecnico di Atene.

Il richiamo simbolico alla data dunque dice la presa di coscienza, come forma suprema di “resistenza” di fronte alla violenza diventata sistema. Ma noi non ci troviamo sotto un regime, ma in una democrazia. Ed in una democrazia essenziale è l’etica della responsabilità, come ricerca della mediazione tra diritti e doveri, con giustizia ed equità.

 


COMMENTI
19/11/2011 - Ci sono piazze e piazze (Gianni MEREGHETTI)

Ci sono piazze e piazze, piazze dove domina l'indignazione, dove si scatena la violenza, dove la rabbia è senza freni, ci sono piazze, come è stata quella del Duomo di Milano, dove vi sono ragazzi che rileggono la storia d'Italia e vi trovano il filo rosso della sussidiarietà, di una volontà di costruzione che nulla ha fermato, di una positività che solca i diversi passaggi della storia, da quelli facili a quelli di crisi. Ci sono piazze e piazze, ognuno deve decidere se cavalcare le piazze dell'indignazione o se frequentare quelle dove si costruisce, ognuno deve decidere, e lo può fare, basta che ascolti il suo cuore!