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ASSEMBLEA CDO 2011/ L'intervento del presidente, Bernhard Scholz

Bernhard Sholz Bernhard Sholz

Il dialogo con la politica

Le nostre imprese e le nostre opere sociali, la nostra professionalità e le nostre iniziative come associazione sono il  contributo alla vita dei paesi nei quali viviamo. Sono un contributo alla crescita della società. Con questo vogliamo rispondere positivamente all’invito che il Presidente Giorgio Napolitano ci ha fatto al Meeting di Rimini per l’Italia.

Insistiamo con convinzione sulla presenza di associazioni e movimenti con una chiara identità culturale e aperti ad una collaborazione per il bene di tutti. La CDO lavora e continuerà a lavorare e a dialogare con tutte le altre realtà sociali e politiche per una società più orientata al bene comune – cosi come faremo in modo esemplificativo anche nei prossimi giorni del Matching. In questi anni si sta incrementando il dialogo operativo con tanti altri soggetti della società, desiderosi di lavorare insieme, e in questo vediamo segnali molto positivi per il ridimensionamento di logiche corporative o strumentali e di riscoperta del gusto di costruire insieme.  

Tanta debolezza della politica e tanta inefficacia degli interventi della pubblica amministrazione dipendono dal fatto che c’è una società troppo atomizzata e quindi molto indebolita. Al contempo è spesso proprio lo Stato che si impone come risolutivo e relativizza o ostacola addirittura le iniziative delle persone e dei corpi intermedi. Occorre ricordarsi proprio in questi tempi,  dove tanti  guardano alla politica con una attesa quasi messianica,  che lo Stato dipende da presupposti che lui stesso non è in grado di creare e che si generano nella società stessa. Per questo abbiamo aggiunto diverse volte allo slogan “Più società meno Stato” l’altro slogan: “Più società fa bene allo Stato”.

Ci auguriamo che questo sia anche una bussola per il nuovo Governo, che ha le condizioni per poter dare un contributo decisivo alla crescita del Paese.

Si tratta prima di tutto di liberare e valorizzare le risorse presenti: un tessuto sociale sufficientemente forte anche se appesantito da molti oneri, un senso della famiglia sempre presente anche se con qualche fragilità, una imprenditorialità diffusa sia nelle imprese profit sia nelle imprese sociali con notevoli capacità innovative e un particolare gusto per l’eccellenza.

Guardando al Governo Monti ci sembra decisiva la prospettata riforma del sistema fiscale, per alleggerire il peso delle imposte per lavoratori, famiglie e imprese. Un sistema fiscale è sempre espressione del rapporto fra stato e società.

Ci sembrano altrettanto importanti le intenzioni  di far ripartire gli investimenti pubblici nelle infrastrutture, sburocratizzare la pubblica amministrazione, accelerare i pagamenti alle imprese, dare attuazione ai principi contenuti nello small business act e nello Statuto delle imprese.

Che la formazione e l’introduzione dei giovani nel mondo del lavoro sia una priorità nel programma del governo ci sembra un segnale importante e promettente. Per quanto riguarda il mondo del lavoro in generale sarà importante proseguire con una nuova legislazione sul lavoro che aggiorni i contratti di ingresso e contratti di lavoro in generale. A questi contratti bisognerà agganciare una nuova mutualità previdenziale e assistenziale che supporti la nuova mobilità del lavoro.

Sempre in nome delle tante realtà impegnate nella vita sociale del paese chiediamo una sussidiarietà vera che non utilizzi l’iniziativa dei singoli e dei corpi intermedi come tappabuchi, ma li riconosca come realtà essenziali alla vita del società. Vogliamo lasciarci alle spalle un dirigismo statale e un assistenzialismo sociale con tutta la burocrazia e tutti i costi che comporta.

Ci preme sottolineare che il futuro del’Italia dipende dalla qualità dell’educazione scolastica, della formazione professione e dalle Università. Non è questo il luogo per entrare nei particolari delle riforme necessarie, anche perché sono questioni complesse. Ma faremo, come già abbiamo fatto, le nostre proposte perché i giovani possano crescere con la certezza di poter esprimere al meglio i loro talenti. Modernizzare il nostro paese passa anche attraverso l'abbandono di rendite e privilegi di ogni genere che hanno penalizzato la spinta ad un rinnovamento e hanno mirato alla conservazione penalizzando i giovani e le fasce  più deboli della popolazione.