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Cronaca

ASSEMBLEA CDO 2011/ L'intervento del presidente, Bernhard Scholz

Bernhard SholzBernhard Sholz

Il rapporto con l’Unione Europea non è una questione secondaria. L’Unione ha una valenza cosi decisiva per la pace e la prosperità di tutti paesi che la compongono che vale la pena affrontare le inevitabili difficoltà con uno spirito costruttivo e difendere con fermezza quelle posizioni culturali e politiche che hanno dato origine ai trattati di Roma. L’interdipendenza fra i paesi dell’Unione non è sempre facile, tant’è vero che tutta l’Unione Europea sta ripensando se stessa, le sue relazioni interne ed esterne. Ma proprio per un tale impegno è semplicemente pericolosa la superficialità con la quale vengono accreditate dietrologie e  teoremi complottistici sulle intenzioni di istituzioni europee o addirittura di altre nazioni.

Noi siamo pronti a dialogare con gli esponenti del Governo Monti su tutti temi e su tutte le questioni dove siamo in grado di dare un nostro contributo. Faremo le nostre proposte dove pensiamo possano essere utile per tutto il Paese.  L’unica cosa che ci interessa è che l’Italia torni a vivere all’altezza della sua vocazione storica: Realizzare e promuovere una civiltà basata sul valore e sull’impeto creativo della persona. Il governo Monti si è potuto formare attraverso una collaborazione fra il Presidente della Repubblica, la maggioranza e le forze dell’opposizione. Ci auguriamo che partendo da questo momento un clima di dialogo orientato al bene del Paese  possa svilupparsi, superando definitivamente quella litigiosità e faziosità che è stata una delle cause della crisi politica.

Potrebbe esser il momento giusto per ripartire dallo spirito della Costituente che vedeva politici di diverse provenienze impegnati insieme per il bene del paese in una fase drammatica della storia sempre in continuo miglioramento, come sottolinea la Mostra sui 150 anni dell’unità d’Italia. In questo spirito potrebbe anche nascere una riforma del sistema elettorale che restituisca all'elettore la scelta dei propri candidati, per ridimensionare l'oligarchia  che caratterizza - volenti o nolenti - oggi i raggruppamenti politici.

Conclusioni 

Don Giussani ci ha sempre invitato ad essere protagonisti, con quella baldanza ingenua che ci caratterizza, di prendere l’iniziativa dove possibile, ma di non diventare mai cortigiani della storia. A questo proposito dice in una intervista:

 “Essere cortigiani della storia mi pare significhi vivere nella storia senza l'apporto creativo (che sappia diventare proposta e costruzione) proprio di chi ha ricevuto e riconosciuto il senso dello scopo del tutto e, perciò, ha una percezione più vera del compito che gli spetta nel momento che passa (nella contingenza storica) e una generosità di implicazione più grande, che gli deriva dall'affezione allo scopo. La coscienza del proprio compito dipenderà evidentemente da un'osservazione attenta delle urgenze e dei bisogni umani nel contingente momento. Ma lo scopo ultimo è ciò che illumina, chiarisce, colloca nella giusta posizione tutti i fattori del presente. Senza il riconoscimento dello scopo ultimo quindi non c'è sapienza. Così come senza amore al fattore ultimo non c'è vera generosità nel presente. Una generosità nel cercare di realizzare l'illuminazione che lo scopo ultimo dà alla circostanza presente o, in altri termini, la risposta al presente secondo la visione che nasce dall'amore all'ultimo”.

Come le testimonianze hanno dimostrato, abbiamo la possibilità di non subire ma di affrontare le circostanze valorizzando in ogni situazione e in ogni persona il positivo che c’è. Niente è scontato, niente è dovuto, ma in tutto c’è sempre un punto dato, “un istante imprevedibile” , sorprendente e inaspettato dal quale possiamo ripartire. E il lavoro è un’occasione privilegiata per ricominciare sempre e costruire insieme la strada della libertà per tutti.

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