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CASO RUBY/ I festini di Arcore: le ragazze coinvolte sono parti offese

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Secondo l'ordinanza della quinta sezione penale del Tribunale di Milano tutte le 29 ragazze coinvolte in un modo o nell'altro nei presunti festini di Villa Arcore, residenza dell'ex capo del governo Silvio Berlusconi, e che non hanno fatto richiesta di essere parte civile sono da considerarsi parti offese. Il provvedimento deciso dalla sezione penale con presidente Anna Maria Gatto, fa riferimento  a un concetto, rilasciato dalla nuova giurisprudenza, in cui le sospette vittime di sfruttamento della prostituzione vengono automaticamente considerate parte offesa. Ciò in base a quello che viene considerato "tutela della libertà della persona umana". Per l'avvocato Patrizia Bugnano, legale di Chiara Danese, ex miss Piemonte che nel processo si è costituita parte civile, si tratta di un provvedimento destinato a fare storia. Non è invece d'accordo l'avvocato di Nicole Minetti: intende infatti opporsi alla decisione. La decisione giudiziaria è stata letta oggi in aula durante la riapertura del processo che si occupa del giudizio relativo a Emilio Fede, Lele Mora e Nicole Minetti. I tre non si sono presentati  in aula. L'udienza è stata quindi rinviata al prossimo 20 gennaio 2012. Emilio Fede, Lele Mora e Nicole Minetti sono accusati di induzione e favoreggiamento della prostituzione, nel caso di Ruby anche di sfruttamento della prostituzione minorile. Sarebbero state secondo l'accusa le persone responsabili di reclutare le ragazze da portare poi alle cene a casa di Silvio Berlusconi. In tutto trentadue ragazze, ma tre di loro si erano già dichiarate in precedenza parte civile. Per l'avvocato difensore di Lele Mora,l e condizioni gravi di salute del talent scout che, come dice lo stesso legale, non sarebbe presente a se stesso, non permettono di costruire una difesa adeguata in un procedimento di tale importanza. Mora infatti non sarebbe in grado di fornire sufficienti particolari per approntare una riflessione e una difesa adeguata alle accuse che gli sono mosse. In particolare, poi, Chiara Danese e Ambra Battilana, come hanno comunicato i loro avvocati, non si sono dichiarate parte civile per ottenere dei soldi, ma solo per difendere la propria onorabilità. 


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