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YARA GAMBIRASIO/ Un anno dopo la morte. Meluzzi: ecco perchè non basta la "fede" nel test del DNA

Pubblicazione:venerdì 25 novembre 2011

Foto Ansa Foto Ansa

E' il 26 novembre di un anno fa, quando la piccola Yara Gambirasio, 13 anni, non fa ritorno a casa sua. E' l'inizio di una terribile storia che terrà con il fiato sospeso l'intera Italia: la giovane si era recata alla palestra da lei frequentata, poco distante da casa sua a Brembate nel bergamasco. Doveva consegnare qualcosa alla sua insegnante e quindi tornare subito a casa. Non ci tornerà mai più: il suo corpo viene trovato tre mesi dopo gettato malamente in un campo a pochi chilometri di distanza. Da allora, quasi un anno di indagini serrate che non hanno mai portato a nulla di concreto. L'ultima notizia è che gli inquirenti vogliano chiedere aiuto all'Fbi, negli Stati Uniti, in quanto avrebbero a disposizione metodi scientifici più tecnologicamente avanzati. Le indagini sono infatti ormai arenate da mesi sullo studio di migliaia di dna prelevati alla popolazione del luogo: non se n'è mai cavato nulla. Qualche giorno fa si era parlato di svolta clamorosa: una decina di dna che portavano tracce comuni con quelle trovate sugli indumenti di Yara. Invece, anche questa volta la smentita. IlSussidiario.net ha voluto chiedere al professor Alessandro Meluzzi, esperto di cronaca criminale e di psicologia, un parere sul caso mai risolto: chi ha ucciso Yara Gambirasio?

Meluzzi: Yara Gambirasio un anno dopo e ancora niente di concreto per la scoperta dell'assassino. Come mai, secondo lei?
Ci si è affidati purtroppo totalmente al metodo scientifico. Tutte le indagini che prefissano il valore della prova scientifica in assenza di un lavoro preliminare, basato sul metodo ipotetico deduttivo, e che cercano di costruire una narrazione plausibile, sulla base di eventi razionali, alla fine rischiano  di darci questa situazione. Cioè di non riuscire a giungere a nulla di concreto.
Cosa intende per indagini basate sul metodo ipotetico deduttivo? Che cosa gli inquirenti avrebbero dovuto invece privilegiare?
A tutt'oggi risultano del tutto ignorati numerosi elementi in quelle che sembrano le parziali risultanze della magistratura indagante. Parlo di alcuni fatti clamorosi, e cioè: la presenza di tracce di collante nei polmoni di Yara, i segni probabili di un taglierino sul suo corpo, le tracce olfattive dei cani molecolari che portano al cantiere di Mapello, le intercettazioni telefoniche del marocchino Fikri.
Di fatto l'unica persona seppur per poco tempo tirata in ballo e sospettata.
Già, e non si capisce chi possa aver preso tale abbaglio clamoroso nella traduzione della sua telefonata: "Mio Dio speriamo di trovarla", oppure "Mio Dio non sono io che l'ho uccisa". Come è possibile fare traduzioni così misteriosamente divergenti? Per non dire poi dell'altra frase: "l'hanno uccisa davanti al cancello", che Fikri disse al telefono parlando con la sua fidanzata. Come è possibile ignorare ed eliminare testimonianze così altamente indicative?
Invece ci si è gettati a capofitto nell'esame dei dna...


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