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COLLETTA ALIMENTARE/ L'operaio Fiat e lo "spettacolo della carità"

Oggi è la giornata della Colletta Alimentare (Ansa) Oggi è la giornata della Colletta Alimentare (Ansa)

E diventa quasi risibile la storia accidentata, difficile, complicata di chi ha costruito all'inizio degli anni Novanta prima la realtà del Banco Alimentare, poi la Giornata della Colletta, poi altre forme ancora più sofisticate di aiuto ai poveri, con una spontaneità e una fantasia che solo un popolo, legato da un grande ideale, può mettere in pratica.

Quando Danilo Fossati, il grande patron della Star, fondò insieme a don Giussani il Banco Alimentare per raccogliere le eccedenze dell'industria agroalimentre e donarle alle famiglie povere italiane, si trovò di fronte a norme burocratiche e amministrative irritanti, fastidiose, profondamente ottuse. La “grande esperienza” dell'organizzazione statale era riuscita a creare uno dei paradossi storici più incredibili: la fatica di fare la carità. Accanto a questi assurdi “paletti”, o meglio di “muraglie” create  da un apparato statuale quasi “rimbambito”, c'erano gli scettici storici, quelli che sostenevano che “non si risolveva alcun problema” e che “l'iniziativa non avrebbe avuto successo”.

Ci sono voluti anni perché studiosi, economisti, finanzieri si accorgessero e confermassero che la struttura della raccolta di cibo eccedente dalla produzione, di cibo non acquistato, ma ancora eccellente, nei grandi centri di distribuzione, di cibo non consumato nelle mense della cosiddetta città terziaria e postindustriale, era un meccanismo funzionale, razionale, con una logica economica di prim'ordine e nello stesso tempo con una forza di coesione sociale quasi dimenticata.

Il semplice dono, quello che non nasce da un algoritmo di supertecnici, era  alla fine più economicamente razionale e funzionale. Non si vogliono rammentare queste cose per dire “qualcuno aveva ragione”, ma solo per invitare le persone a provare, a fare l'esperienza di un gesto di carità che hanno nel cuore, nel loro dna di uomini, ma che magari hanno dimenticato per il contesto sociale in cui si vive.