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COLLETTA ALIMENTARE/ L'operaio Fiat e lo "spettacolo della carità"

La giornata della Colletta alimentare, lo "spettacolo della carità", come la definì Don Giussani, si svolge oggi. Come racconta GIANLUIGI DA ROLD, il dono ai poveri si rinnova nella crisi

Oggi è la giornata della Colletta Alimentare (Ansa) Oggi è la giornata della Colletta Alimentare (Ansa)

Quando don Luigi Giussani evocò con una bellissima immagine la Giornata della Colletta alimentare, “lo spettacolo della carità”, l'ultimo sabato di novembre era già una realtà, un'evidenza sotto gli occhi di milioni di italiani. Ma “lo spettacolo della carità” consegnava a chi aveva voglia di guardare e ragionare qualche cosa in più. Davanti ai moderni centri di distribuzione, a questi nuovi “templi” del consumo di massa della società postindustriale, della società della comunicazione globale, si rinnovava perfettamente il gesto antico, bimilennario, della tradizione cattolica e italiana della carità.

Il semplice atto di donare del cibo a una persona che ha bisogno. Un'esperienza senza tempo, che sta nel fondo del cuore degli uomini e che fa dimenticare qualsiasi crisi economica, qualsiasi tipo di contrarietà si debba affrontare nella vita quotidiana. Ad esempio, questa mattina, un operaio Fiat ha partecipato come volontario alla Colletta davanti a un supermercato («Non so se l'anno prossimo potrò ancora farlo - ha esclamato -, ma voi del Banco non mollate perché mi date speranza»).

Oggi la Giornata della Colletta alimentare è quasi una “festa comandata”, messa in calendario  e stabilita da nessuno, ma emersa dalla riscoperta di uomini e donne che non dimenticano le loro radici.

Sembra quasi impossibile che, con il passare degli anni, di fronte all'avidità, alla cecità di un'umanità che si avvita ringhiosamente in una crisi mondiale finanziaria ed economica, ci sia chi da giorni organizza logisticamente davanti ai grandi supermercati, senza alcun tormaconto personale, una raccolta di cibo, per un'intera giornata, con lo scopo di aiutare quelli che devono fare i conti con l'esigenza primaria della fame.

Sembra quasi impossibile che la commozione che, prima o poi, prende tutti e spinge ad aiutare un altro uomo, un'altra donna, un bambino, un anziano che ha bisogno, sia il segno e il seme di una civiltà possibile, reale, a portata di mano.
E' un fatto quasi grottesco paragonare questo semplice e grandioso gesto, questo dono, alle contorsioni di cui parliamo sempre in questi mesi, monotamente e quasi noiosamente, riferendoci a termini come spread, derivati, debiti sovrani, speculazioni finanziarie, titoli tossici.