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IL CASO/ Cosa c'entra la Colletta con lo spread?

UMBERTO DEVALLE ci parla dell'esperienza vissuta con la giornata della Colletta Alimentare, le riflessioni e i dubbi in un periodo di crisi mondiale, che però può significare opportunità

La giornata della Colletta Alimentare (Ansa) La giornata della Colletta Alimentare (Ansa)

(di Umberto Devalle) Sabato mattina la sveglia suona presto. Non è un sabato come tutti gli altri, è un sabato speciale, il sabato della colletta alimentare.

Mentre mi dirigo al supermercato, non riesco a fare a meno di pensare che l’esperienza che sto per vivere è nata da un incontro, quello tra Monsignor Luigi Giussani e Danilo Fossati; è proprio da questo incontro che oggi inizia la mia giornata, con questa esigenza di condivisione dei bisogni per condividere il senso della vita.

Sono a pochi passi dal supermercato, eppure mi accorgo che questa volta c’è qualcosa di diverso, provo quasi un senso di inadeguatezza ad affrontare la giornata perché questo è l’anno della crisi, una crisi che sta cambiando le condizioni di vita di milioni di persone.

Di fronte a questa reazione, come mi pongo io? Varco la soglia del supermercato affidando questa giornata alle memoria del Don Gius ed è proprio pensando a lui che, inaspettatamente, tutto cambia: il quartino! Perché limitarmi a subire questa giornata quando ho tutti gli strumenti per mettere in moto le persone e costringerle a guardare alla crisi come opportunità?

L’emozione è fortissima, ho trovato il motto della giornata: un sacchetto per un quartino!

Mi avvicino alla mia prima “cliente”, una  giovane madre dallo sguardo gentile e le spiego il senso dell’iniziativa. E così, mentre i suoi bambini giocano a fare la spesa, rimango a parlare con lei delle mille difficoltà della vita di tutti i giorni, della retta dell’asilo, della benzina che aumenta … ed è proprio in quel momento che le faccio dono del quartino con l’invito a rivedersi dopo, al termine della spesa.

Intanto i sacchetti aumentano, ci sarà anche la crisi ma la generosità della gente si sente ancora, è palpabile e ti tocca il cuore. Si, è vero, i tre sacchetti di zucchero dell’anno scorso si sono ridotti a uno solo, ma che importa se la gente ti dona con il cuore e con un sorriso!

Intanto i quartini sono finiti, dobbiamo correre a stamparne ancora e finiamo per attirare l’attenzione del direttore della fotocopisteria, che si domanda cosa mai ci sia scritto di così importante in questo quartino che pretendiamo di stampare con priorità assoluta! Il minimo che possiamo fare è offrigliene uno e ritornare al lavoro felici per lo sconto.

Dopo mezz’ora si presenta una signore di mezza età che mi sembra di conoscere: ma sì, certo, è il direttore della fotocopisteria, che si avvicina dicendomi: “Ma allora per battere questa crisi dobbiamo metterci in moto! Ma perché in televisione nessuno lo dice?” Lo invito a non avere paura e a vivere la crisi come sfida per un cambiamento, cerco di spiegargli che la realtà è positiva e che, nonostante tutto, c’è una possibilità per ciascuno di noi anche nella crisi. Ci abbracciamo e ci diamo appuntamento all’anno prossimo; chissà se sono riuscito a convincerlo, di certo la mia idea di “un sacchetto per un quartino” comincia a dare qualche frutto.