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ATTENTATO HEBDO/ Abbruzzese: è un islam che cerca solo la violenza

Pubblicazione:giovedì 3 novembre 2011 - Ultimo aggiornamento:giovedì 3 novembre 2011, 9.29

Il settimanale Charlie Hebdo, foto Ansa Il settimanale Charlie Hebdo, foto Ansa

Se il fondamentalismo islamico appare chiuso in se stesso, sembra che anche da parte di intellettuali ed esponenti politici occidentali non sia mai venuto un vero desiderio di dialogo, di confronto, o no?

Sicuramente c'è del vero in questa affermazione, e parecchio. Il problema del confronto con gli islamici da parte occidentale esiste: io non l'ho visto manifestarsi, non mi sembra di trovare in giro da parte dei nostri intellettuali un vero desiderio di confronto che vada al di là di semplici pacche sulle spalle nel caso si voglia blandire oppure di rifiuti abbastanza forti dall'altro punto di vista. Manca un dialogo di fondo: il punto preciso è che mancano punti di costruzione comune, mancano progetti comuni, condivisi.

E' una cosa impossibile, questa, secondo lei?

Non è detto che sia impossibile: penso alla scienza, un campo dove si potrebbe benissimo collaborare insieme, ma mancano i momenti di contatto. Il più grande alimento dei movimenti fondamentalisti è sempre stato la mancanza di contatto, che permette la demonizzazione dell'avversario: non lo vedo, non lo conosco e lo posso dipingere nel modo più fosco. Bisogna smettere di fare retorica: ci vogliono momenti comuni di costruzione della casa, con realtà multiculturali, sono questi i momenti fondamentali del dialogo, quando cioè si lavora insieme a un progetto condiviso. Aiuterebbero tantissimo a disinnescare la miccia. Ci muoviamo molto tardi però: al punto in cui sono arrivati con attentati e minacce, c'è da chiedersi quando vedremo il primo assassinato per le strade di Parigi. Ci manca poco, la situazione è molto preoccupante.

In che misura quanto sta accadendo nei Paesi del nord Africa, protagonisti della cosiddetta primavera araba, può influenzare gli islamici che vivono in Europa? Intendo fatti come la vittoria islamica in Tunisi e l'annuncio della sharia in Libia.

Stanno prevalendo, in Nord Africa, o almeno si può dire che sicuramente sono presenti all'interno del mondo islamico, componenti di forte intransigenza che sicuramente mi pare di capire escano rinforzate da questi processi rivoluzionari. Non le vedo indebolite, la primavera araba si sta sbarazzando di personalità autoritarie che in qualche maniera sbarravano la strada non solo ai processi di democrazia e modernizzazione, ma anche ai movimenti fondamentalisti. Quanto accaduto a Parigi, questo tipo di contestazione è un segnale preoccupante in questo senso.




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