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Cronaca

ASSAGO/ 2. Folli: solo l'impegno personale vince la rassegnazione

Stefano Folli commenta il documento di CLStefano Folli commenta il documento di CL

Bisogna tornare alla storia di questo Paese. Ogni generazione, infatti, ha dovuto affrontare grandi difficoltà. E quelle che abbiamo davanti a noi non sono certo superiori a quelle vissute dai nostri padri e dai nostri nonni quando, ad esempio, c’era da ricostruire l’Italia al termine della Seconda guerra mondiale.
Quelle generazioni avevano ancora fiducia nell’uomo e nella sua capacità di costruire. È questa cornice di speranza nell’animo umano che stiamo perdendo e che andrebbe ricostruita. Ma è anche ciò che la politica oggi non è più in grado di fare, perché non sembra avere più né un progetto, né una visione.

Il sistema politico non ha saputo mettersi in discussione?

Se si escludono alcuni rari casi direi proprio di no. Ma è proprio la debolezza della nostra classe politica, così carente e lacunosa, che rischia di diffondere inquietudine. Uno dei nostri mali più profondi, infatti, è la rigidità dei comportamenti, l’ingessatura del sistema e la mancanza di fantasia dei suoi protagonisti.

Quali sono le cause secondo lei?
  
A mio avviso in Italia non è cresciuta una classe dirigente adeguata alla modernità. E non mi riferisco soltanto a chi prende posto in Parlamento (in questa fase, grazie a una legge elettorale scellerata). Ad ogni modo è chiaro che nessuna società può avere un futuro senza una classe dirigente all'altezza. Una lacuna che chiama in causa anche l’emergenza educativa del nostro Paese.  

Ma come si colma la distanza tra la politica e quei soggetti (famiglie, imprese, lavoratori e giovani) che, come descrive il documento, hanno saputo mettersi in discussione anche dentro la crisi?