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ASSAGO/ 2. Folli: solo l'impegno personale vince la rassegnazione

Pubblicazione:venerdì 4 novembre 2011 - Ultimo aggiornamento:venerdì 4 novembre 2011, 12.27

Stefano Folli commenta il documento di CL Stefano Folli commenta il documento di CL

In relazione alla crisi che sta vivendo l'Italia, Comunione e Liberazione ha recentemente pubblicato il documento «La crisi, sfida per un cambiamento».
A partire da questo contributo questa sera, venerdì 4 novembre 2011, alle ore 21 presso il Mediolanum Forum Assago (Milano) si terrà un incontro pubblico. Parteciperanno al dibattito: Luigi Campiglio, Professore ordinario di Politica economica presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, Julián Carrón, Presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione e Giulio Sapelli, Professore ordinario di Storia economica presso l’Università degli Studi di Milano.
Dopo gli interventi di Pietro Barcellona, Giulio Sapelli e Paolo Franchi su IlSussidiario.net il dibattito prosegue oggi con l'intervista a Stefano Folli.

«Quella che stiamo attraversando oggi è una crisi economica che rischia però di trasformarsi in crisi morale», dice Stefano Folli a IlSussidiario.net, commentando il documento di Comunione e Liberazione “La crisi, sfida per un cambiamento”. «Questo manifesto dà un contributo che va nella direzione opposta a ciò che si sente dire abitualmente sull’argomento. Sono convinto però che sia quella giusta perché stimola le coscienze e propone a tutti un messaggio di speranza e ottimismo. Tocca infatti alla forza d’animo di ciascuno di noi rimettersi in moto per superare le difficoltà che ci troviamo davanti».

Cosa intende per crisi morale?

Le cito un dato. Secondo i risultati dell’ultimo sondaggio di Demòpolis, il 61% degli italiani teme che il nostro Paese farà presto la fine della Grecia. È una reazione spropositata, che non poggia su alcun tipo di analisi economica, anche perché non ci sono elementi sufficienti a giustificare un tale pessimismo.
Questo moto istintivo denota però un’incertezza diffusa che deve preoccupare perché può trasformarsi molto facilmente in rassegnazione.

Da dove è possibile ripartire, secondo lei, per andare oltre la rabbia di chi si limita a protestare e l’indifferenza di chi, invece, non sembra essere stato minimamente scalfito da una crisi ormai innegabile?   


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