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ASSAGO/ 2. Folli: solo l'impegno personale vince la rassegnazione

Il contributo di STEFANO FOLLI al dibattito aperto dal documento di Comunione e Liberazione “La crisi, sfida per un cambiamento”. Questa sera al Forum di Assago l'incontro pubblico sul tema

Stefano Folli commenta il documento di CL Stefano Folli commenta il documento di CL

In relazione alla crisi che sta vivendo l'Italia, Comunione e Liberazione ha recentemente pubblicato il documento «La crisi, sfida per un cambiamento».
A partire da questo contributo questa sera, venerdì 4 novembre 2011, alle ore 21 presso il Mediolanum Forum Assago (Milano) si terrà un incontro pubblico. Parteciperanno al dibattito: Luigi Campiglio, Professore ordinario di Politica economica presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, Julián Carrón, Presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione e Giulio Sapelli, Professore ordinario di Storia economica presso l’Università degli Studi di Milano.
Dopo gli interventi di Pietro Barcellona, Giulio Sapelli e Paolo Franchi su IlSussidiario.net il dibattito prosegue oggi con l'intervista a Stefano Folli.

«Quella che stiamo attraversando oggi è una crisi economica che rischia però di trasformarsi in crisi morale», dice Stefano Folli a IlSussidiario.net, commentando il documento di Comunione e Liberazione “La crisi, sfida per un cambiamento”. «Questo manifesto dà un contributo che va nella direzione opposta a ciò che si sente dire abitualmente sull’argomento. Sono convinto però che sia quella giusta perché stimola le coscienze e propone a tutti un messaggio di speranza e ottimismo. Tocca infatti alla forza d’animo di ciascuno di noi rimettersi in moto per superare le difficoltà che ci troviamo davanti».

Cosa intende per crisi morale?

Le cito un dato. Secondo i risultati dell’ultimo sondaggio di Demòpolis, il 61% degli italiani teme che il nostro Paese farà presto la fine della Grecia. È una reazione spropositata, che non poggia su alcun tipo di analisi economica, anche perché non ci sono elementi sufficienti a giustificare un tale pessimismo.
Questo moto istintivo denota però un’incertezza diffusa che deve preoccupare perché può trasformarsi molto facilmente in rassegnazione.

Da dove è possibile ripartire, secondo lei, per andare oltre la rabbia di chi si limita a protestare e l’indifferenza di chi, invece, non sembra essere stato minimamente scalfito da una crisi ormai innegabile?