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IL CASO/ Perché non si sente un eroe il padre-omicida che ha vendicato la figlia uccisa?

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Un detenuto (Foto Ansa)  Un detenuto (Foto Ansa)

La criminalità organizzata raccoglie un codice antico, che è dentro l’uomo, di ogni popolo e tempo.  E non solo in epoche lontane. Diamo un’occhiata ai film, i fumetti che dilettano i nostri ragazzi: l’eroe molla tutto e tutti e si muove per fare giustizia, e noi tifiamo per lui, perchè quelli che ammazza tra effetti speciali sono così bastardi… ci vien voglia di dargli man forte. Poi è venuto il Cristianesimo, Qualcuno ha detto “perdonate fino a settanta volte sette”, cioè sempre, “beati i misericordiosi”, “amate i vostri nemici”, eccetera. 
Lo so, fa strano, queste frasi stanno bene a Messa, e anche chi fedelmente ci va tutte le domeniche crede che stonino, quando si parla della vita reale. Appunto. Se non è in nome di Cristo che ha patito ed è morto per l’uomo, per il Figlio di Dio che ha scelto di immolarsi per il nostro male, perchè perdonare? 
Margherita Coletta, la vedova indimenticata del maresciallo massacrato nel 2003 a Nassirya, lo disse tra le lacrime appena dopo l’attentato “che cristiani siamo se non sappiamo perdonare?”. Che uomini siamo. Perché poi, in un uomo vero, il male fatto non dà pace e non soddisfa, ma rode e distrugge l’anima. 



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