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LEGGE 40/ Roccella: sulla procreazione Strasburgo cede il passo all'Italia

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Il nostro governo, assieme a quello tedesco, ha deciso di appoggiare l’Austria – pur sottolineando le differenze, dato che lì, alcune forme di eterologa sono permesse – perché ritiene che i principi della legge 40 vadano difesi.

 

Quali sono i suoi capisaldi?


Le nostra legge si basa su alcuni principi razionali che sono, anzitutto, laici: il legislatore ha inteso far sì che le coppie infertili godessero delle medesime possibilità di quelle fertili; adottando, tuttavia, un utilizzo delle tecniche che non fosse troppo intrusivo rispetto ai meccanismi naturali e antropologici con i quali le coppie fertili giungono ad avere un figlio. E prendendo tali meccanismi il più possibile a modello. Per questo, il principio esclude l’eterologa.

 

Di fatto, cosa comporterebbe?


L’utilizzo di gameti esterni alla coppia, in natura, equivale al tradimento. D’altro canto, sempre in natura, non avviene neanche la selezione dei figli. Né la crioconservazione degli embrioni. Non è un caso che negli altri Paesi si stiano iniziando a verificare problemi derivanti da leggi che si pensava fossero più “avanzate” della nostra.

 

Ad esempio?


L’eterologa ha prodotto una lunga serie di complicazioni. Basti pensare alla marea di parentele non definite, all’impossibilità di mettere a punto, in certi casi, un albero genealogico, alle vertenze legali di quei figli naturali che reclamano l’eredità dai propri genitori biologici, ai donatori che si ritrovano con decine di figli o ai fratelli che non sanno di essere tali perché non sempre è stato possibile garantire la tracciabilità. E, infine, alla compravendita degli ovociti. Ogni antropologo, del resto, sa che forzare le reti di parentela – che fondano la base della comunità  - produce sulla società ingenti danni. 

 

(Paolo Nessi)

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