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OMICIDIO PIOLTELLO/ Meluzzi: "Nell'amante ventottenne una scissione diabolica della coscienza"

Pubblicazione:venerdì 4 novembre 2011

Vittoria Orlandi, foto Ansa Vittoria Orlandi, foto Ansa

"Sì ho commesso io l'omicidio. Adesso posso andare a casa?". Ha dei contorni incredibili la vicenda che vede protagonista Vittoria Orlandi, una donna di 28 anni che ha sgozzato la moglie del suo amante, una signora di 58 anni, Patrizia Reguzzelli. Gelosia, per via dell'uomo che la Orlandi non poteva avere completamente, l'ha condotta a uccidere con un coltello da cucina quella che per lei era una rivale. E' successo alle porte di Milano, a Pioltello. Vittoria Orlandi aveva una relazione con il marito della donna uccisa. Qualche sera fa, ha chiesto alla Reguzzelli di incontrarla: era stanca di dividere il suo uomo con lei. Si sono trovate nella sua macchina in campagna, hanno discusso animatamente, poi la Orlandi ha estratto il coltello che aveva portato con sé da casa e l'ha uccisa. Il fatto che si fosse portata un'arma da casa ha indotto gli inquirenti a icnriminarla poi per omicidio premeditato. Quindi ha scaricato il corpo a terra e se n'è andata. Il corpo è stato ritrovato il giorno dopo da un camionista e gli inquirenti sono arrivati facilmente alla giovane donna che ha confessato immediatamente. Poi ha detto loro: "Sono stanca, adesso posso andare a casa?". Per il professor Meluzzi, intervistato da IlSussidiairo.net, "non è strano che sia la amante a uccidere la moglie e non viceversa. Ci sono numerosi esempi in criminologia di questo. Quando due donne di età diversa si contendono una legittimamente l'altra no l'oggetto del proprio desiderio gli esiti possono essere imprevedibile come in questo caso. Il problema piuttosto è un altro".

Professor Meluzzi, dove è la stranezza di questo caso?

La singolarità di questo caso sta nel fatto che abbiamo una giovane donna, apparentemente razionale, apparentemente  ben inserita, apparentemente equilibrata, solida socialmente che arriva a distruggere la vita di un altro. Distruggere l'altro e se stessa con un atteggiamento infantile tanto da dire posso andarmene a casa.

Come mai questa frase?

E' come una dimensione psicotica quella in cui abita la persona, come se la realtà, la vita, la morte e l'orrore e anche la protezione della vita che è l'obbiettivo di un medico - non dimentichiamo che questa donna era un medico, un laureando in neuro chirurgia attività che permette di entrare nel cervello dell'altro per guarirlo - non esistessero per nulla. Ciò dimostra che questa sindrome dell'eterna adolescenza con le sue irresponsabilità possa diventare ferocia omicida.

Riepiloghiamo il caso. Una donna giovane che ha una relazione con un uomo più anziano di lei e sposato.

Una storia sulla carta consueta, uomini che inseguono una impossibile giovinezza attraverso una passione fugace con risvolti talvolta tragicamente imprevedibili è realtà assai diffusa. Così come la ricerca di uomini maturi da parte di donne giovani.

Una realtà che riaccade frequentemente in questi tempi moderni.



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