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ALLUVIONE GENOVA/ Bersani difende la Vincenzi: non sia capro espiatorio

Il segretario del Pd Pierluigi Bersani spezza una lancia a favore del sindaco di Genova, Marta Vincenzi, dopo le dure contestazioni di cui ieri è stata oggetto in via Ferragiano.

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Il segretario del Pd Pierluigi Bersani spezza una lancia a favore del sindaco di Genova, Marta Vincenzi, dopo le dure contestazioni di cui ieri è stata oggetto. Ospite, infatti, della trasmissione In mezz’ora condotta da Lucia Annunziata ha, anzitutto, lanciato un appello alla ricostruzione e a far tornare Genova alla normalità: «Intanto aiutiamo». Poi, ha chiesto di non far della Vincenzi un capro espiatorio. «Può prevalere l'emozione e la sofferenza di una persona, di un sindaco è diventato un po' automatico farne il capro espiatorio ma i nostri Comuni ora non hanno un euro. Poi vedremo come sono andate le cose», ha dichiarato. Ha inoltre sottolineato come il sindaco stesso stia vivendo un dramma e che sarebbe opportuno poter approfondire le dinamiche effettive di quanto accaduto senza sparare facili sentenze sulla vita delle persone. La conduttrice ha chiesto al leader del Pd perché non fu usata dal suo partito la medesima indulgenza con il sindaco Alemanno quando fu Roma ad essere alluvionata. Bersani, dal canto suo, ha minimizzato la questione buttandola in dialettica, ma senza effettivamente rispondere alla domanda. «Non farei di tutta l’erba un fascio. Comunque anche in questo caso direi che prima di fare sentenze si debba riflettere bene su quanto sta accadendo perché va migliorato il sistema di allerta e bisogna abituarsi a momenti di emergenza», ha dichiarato. La Vincenzi, dal canto suo, intervenendo ai microfoni dell’Arena, su Raiuno, ha annunciato che ogni volta che sarà dato un’allerta due, Genova sarà chiusa. Precisando come la tragedia che ha sconvolto la città segnerà  per sempre la sua vita, ha ribadito ancora una volta di non avere colpe, dal momento che l’alluvione non ha eguali per modalità e tempistiche. Ieri, mentre stava effettuando un sopralluogo in Via Ferragiano, dove l’omonimo fiume ha ucciso sei persone, è stata duramente contestata dai residenti. Questi le hanno rinfacciato di non aver agito per tempo, nonostante si sapesse che l’emergenza era  prevedibile, dal momento che solo pochi giorni prima erano state devastate le Cinque Terre. Alcuni cittadini le hanno gridato di dimettersi.