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ALLUVIONE GENOVA/ Due prof: togliere i ragazzi dal fango non è stato facile

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L’allarme maltempo non è cessato e ora interessa anche il Piemonte. A Genova la pioggia, a tre giorni dal disastro, continua a scendere. In città si spala per liberare le case e le strade dal fango. La montagna d’acqua che venerdì si è abbattuta su case, vie, negozi, portandosi via la vita di sei persone, potrebbe venire di nuovo. I bollettini parlano chiaro, i due torrenti che non hanno retto, il Bisagno e il Fereggiano, potrebbero non riuscire a convogliare le nuove, continue piogge e allora saremmo da capo. San Fruttuoso, Molassana, Brigole, Marassi, Stazione Principe sono le principali zone di Genova dove l’assedio dell’acqua ha stravolto la vita normale della città.
Due insegnanti, Paola ed Enrica Zannini, hanno mandato a IlSussidiario.net il racconto scarno, in presa diretta, della loro giornata più lunga, sconvolta dall’acqua. “Una mattina come tutte le altre, allerta 2 ma gli alunni sono quasi tutti presenti a scuola” scrive Paola Zannini, docente nel Liceo M.L. King, succursale di Nervi. “La pioggia torrenziale si scatena sulla nostra città. Alle 10.30 cominciano i problemi di viabilità e gli allagamenti. La situazione a scuola, a parte l’allagamento di alcuni locali sotto il livello della strada, è tranquilla. Si decide di tenere i ragazzi ai piani alti dell’edificio. Verso mezzogiorno cominciano ad arrivare notizie di gravi danni nella zona di Quarto, insieme alla chiusura di tutte le strade e anche della ferrovia. Gli studenti cominciano un tam tam con le proprie famiglie per capire cosa fare, dove andare, come raggiungere la propria abitazione (molti alunni abitano molto lontano dalla scuola, come accade molto spesso in tutte le scuole superiori). Alle 13.30, l’ora di fine lezione, la città è paralizzata, non ci sono mezzi pubblici. Le famiglie che abitano nelle zone colpite avvisano i figli di non tornare a casa. Da parte nostra possiamo solo assicurarci che ognuno abbia trovato un parente, un amico che abiti in zona e possa accoglierlo. Alcuni studenti saranno recuperati dai genitori solo a tarda sera, altri passeranno la notte dagli amici. Viene il nostro turno, tocca a noi pensare ora come raggiungere le nostre case, recuperare i nostri figli”.
Paola Zannini parte alla ricerca di suo figlio, che frequenta la Terza Media a Quarto. “Non ci sono autobus perché Corso Europa è allagato. Il cellulare non prende e non riesco a mettermi in contatto con lui, arrivo alla fermata del bus vicino alla sua scuola e lì trovo una sua compagna con il fratellino che cerca di comunicare con la mamma perché abita a San Martino e non sa come arrivare a casa, sono già lì da un’ora. Mi dice che mio figlio e alcuni suoi amici sono andati a casa a piedi. Faccio di tutto per non preoccuparmi. Ci vuole solo mezz’ora, ma le strade sono allagate e non c’è verso di usare il telefono. Impiego un’ora e mezza per fare gli ultimi 500 metri che mi separano da casa. Posso riabbracciare mio figlio, ancora tutto bagnato e sporco di fango. A sera ho modo di sentire un collega. Non gli è andata bene perché abita nella zona di Brignole. ‘Uscire da scuola a Nervi alle 13.30 - mi racconta -, impiegare quattro ore in macchina per arrivare fino quasi a destinazione, con il cellulare che non prende, senza avere notizie, con le ambulanze e le macchine dei vigili del fuoco che ti sfrecciano nella corsia preferenziale, trovare le transenne vicino a casa che ti impediscono di passare, tornare indietro, posteggiare allo Champagnat, ritornare alla foce a piedi e varcare la porta di casa alle 20.30. Ho saputo dei morti, poteva andare a tutti molto peggio’. Dal liceo di Sturla, la sede principale della scuola, tanti ragazzi hanno raggiunto a piedi le case camminando in acqua e fango per alcune ore”.


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