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ALLUVIONE GENOVA/ Siro, volontario: il "miracolo" del fango? La voglia di ricominciare

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Genova, il giorno dopo  Genova, il giorno dopo

Camminando sotto la pioggia tra i rottami delle auto accumulate ai bordi delle strade ci si rende immediatamente conto dell’eccezionalità dell’evento che ha colpito Genova in queste ore.
La gente è frastornata, sono morte in modo atroce delle persone, i danni sono rilevantissimi... c’è bisogno di un abbraccio che dia senso a queste ore.
Mi viene in mente quello che dicevano i vecchi di fronte a queste catastrofi naturali: “queste tragedie sono un castigo di Dio”. Penso che, in fondo, questa fosse una  affermazione (certamente rozza e parziale) della positività delle cose, un modo di dire che al fondo delle vicende umane e della storia c’e’ un senso, un significato, anche se a volte è doloroso e contraddittorio. Noi invece siamo afflitti dal positivismo dominante,  angosciati nel trovare i responsabili (che beninteso ci sono); siamo prigionieri della tragedia.

Però, a Genova, così come nei giorni scorsi a La Spezia, assistiamo stupiti, assieme alla rabbia, anche allo spettacolo di un popolo che si muove per affermare la positività della realtà. Come diceva uno dei primi intervistati dalle televisioni locali stamattina, “uno, di fronte a questa tragedia, si rende conto delle cose importanti...”.
Con un gruppo di amici abbiamo pensato di dare una mano ai soccorsi, sono subito fioccate le disponibilità: Arnoldo, il titolare di uno dei più importanti studi tecnici di Genova ci scrive: “Non posso spalare (ha più di settant’anni) ma metto la mia struttura professionale, per quanto possibile, a disposizione”.

Marina, una professoressa delle superiori, scrive: “mi ha colpito la mossa dei ragazzi che, già stamattina, volevano interessarsi e fare qualcosa invece di stare a casa a guardare i filmatini su internet! La ragazza che è morta in motorino era amica di Gina, una mia alunna, io le ho detto che preghiamo per lei, mi ha colpito la sua serenità; tra l’altro stava lavorando coi suoi genitori, che sono panettieri e avevano il negozio da rimettere in sesto perché tutti stamattina correvano a far provviste”.


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