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ALLUVIONE GENOVA/ Parlano gli angeli del fango. Simone: abbiamo tutti lo stesso bisogno

Simone e i suoi amici nelle strade di Genova Simone e i suoi amici nelle strade di Genova

La gente, i giornali, sono rimasti tutti colpiti da voi giovani che vi siete messi a disposizione per ripulire la vostra città. Che impressione ti fa, questo? Che esperienza è quella che stai facendo?

Noi diamo semplicemente una mano per quel che possiamo. Ma certamente mi colpisce molto quello che sta succedendo. Ieri durante una pausa ho fatto un giro per la strada dove stavamo lavorando insieme ai miei fratelli e ho visto un sacco di ragazzi, gente che conoscevo sin da quando ero piccolino e che non mi sarei mai aspettato di vedere in una situazione del genere: tutti lì, a lavorare. Questo succede perché siamo davvero tutti uguali, abbiamo tutti lo stesso bisogno, abbiamo tutti lo stesso cuore. Ecco perché si muovono, perché ci muoviamo, per cercare di rispondere a questo bisogno.

Non è una cosa che si vede tutti i giorni, forse le difficoltà mettono in evidenza questo bisogno di cui parli.

Infatti. Mi ha anche colpito il fatto che nessuna delle persone colpite dall'alluvione sia stata lasciata sola. Quando alla sera ce ne andiamo, ci ringraziano commossi: sentono proprio questa cosa, che non sono stati lasciati soli. Oppure il fatto che tanti amici che non sono potuti venire a lavorare mi scrivano dei messaggi dicendo di essere dispiaciuti di non poter essere venuti o che ringraziano per essere stati invitati a venire a lavorare. Insomma: vedere delle persone contente di spalare del fango non è normale, non è una cosa normale da vedere nella vita di tutti i giorni.

Qualcuno ha detto che anche dalla tragedia può venire il bello.

E' così. Non ci siamo messi a fare polemiche sulle colpe del sindaco piuttosto che di qualcun altro, colpe che magari ci sono anche. Siamo venuti dove c'era bisogno: penso alla padrona di questo negozio dove stiamo lavorando, che aveva aperto l'attività solo un anno fa e adesso ha perso tutto. Non è rimasta sola un momento, ci sono qua venti ragazzi insieme a lei. E' una cosa che dà speranza, pensando poi a questo momento di crisi che vive tutta l'Italia. Che ci sia qualcosa di reale che rimane e che notano tutti.

Cosa rimarrà di questi giorni, quando  l'emergenza sarà finita?

Magari per qualcuno essere qui è un po' una moda: lo fanno tutti, andiamo anche noi a spalare. Di sicuro è una cosa che per la maggior parte di chi è qui rimarrà nel cuore, non si può passare indenni da questa esperienza. Quello che rimarrà sarà un aiuto per vivere qualunque cosa della vita quotidiana di ognuno di noi.

(Paolo Vites)


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