BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Cronaca

ALLUVIONE GENOVA/ Parlano gli angeli del fango. Simone: abbiamo tutti lo stesso bisogno

Come quarant'anni fa, sono tornati gli angeli del fango a ripulire le strade di Genova. Abbiamo parlato con Simone, uno di loro: "Quello che si vede non è normale e vi spiego perché"

Simone e i suoi amici nelle strade di GenovaSimone e i suoi amici nelle strade di Genova

Angeli del fango. Le prime pagine dei giornali da un paio di giorni riportano grandi foto di ragazzi intenti a spalare il fango per le strade martoriate di Genova. E immediatamente il titolo che usano un po' tutti per descrivere quanto sta accadendo è quello, lo stesso: "Angeli del fango". Il riferimento è a quei giovani che prima a Firenze, nel 1966, poi a Genova, nel 1971, dopo due disastrose alluvioni, si mossero silenziosamente e spontaneamente per cercare di portare il loro aiuto e furono appunto chiamati angeli del fango. Un fatto che sta riaccadendo oggi a Genova. "Non è che mi interessi granché se mi chiamano angelo del fango" dice a IlSussidiario.net Simone, 19 anni, uno di questi ragazzi, raggiunto telefonicamente mentre sta facendo una pausa tra una spalata di fango e l'altra.
"Noi diamo una mano per quel che possiamo, una cosa molto semplice. Quello che mi colpisce invece è vedere qua ragazzi di ogni parte di Genova, gente che magari conosco da quando ero piccolino, e che non mi sarei mai aspettato di vedere in una situazione del genere, a sgobbare spalando via del fango. Non è una cosa normale, ecco qual è la notizia vera". Sbirciando sulla pagina di Facebook di Simone, appare in bella vista una foto che ritrae un gruppo di questi angeli del fango, anche se a Simone non piace essere chiamati così, che si abbracciano in una strada devastata del capoluogo ligure. A commento, una frase scritta dalla sorella di Simone, Monica. "Tante volte ci siamo detti che far bene fa bene, e qui non è uno slogan, ma una evidenza. Noi, che lo sappiamo o no, siamo fatti per il bene". I sorrisi nei volti di questi ragazzi sporchi e affaticati evidenzia questo bene: come dice Simone, ecco qual è la notizia vera.


Simone, come è la situazione oggi a Genova? Stamattina presto c'è stato un altro nubifragio molto forte.

Sì, è piovuto un po' dappertutto, ma fortunatamente non è successo nulla di drammatico anche se in giro c'è un po' di allarmismo che si giustifica dopo quello che è successo. Dicono ci sia stata una frana sul rio Fereggiano, però non ci sono stati nuovi straripamenti e non ci sono allagamenti, è solo tornato fuori dell'altro fango sulle strade.

Dove eri venerdì scorso quando Genova è sprofondata in questa tragica alluvione?

Stavo andando in università, avevo un esame da affrontare. Il professore ci aveva detto di andare lo stesso, ma non sono riuscito a raggiungere la sede. Mi sono trovato in centro, bloccato da un fiume di acqua che impediva di passare.

Come mai non vi avevano detto di rimare a casa?

Il problema è che il reparto di informatica dell'università si trova proprio nei pressi di dove è straripato il fiume Sturla, si è allagato e hanno chiuso tutti i collegamenti elettronici. Non funzionava Internet e non ci hanno potuto avvisare. L'ordinanza del rettore di chiudere l'università è comunque arrivata verso le 14 e 30, le 15 del pomeriggio.

Nel punto dove ti trovavi tu hai assistito a qualche episodio particolare?

No, dove mi trovavo io vedevo solo molte camionette dei pompieri che sfrecciavano in giro e la gente che cercava di attraversare il fiume d'acqua. Una mia amica che abita invece proprio al Fereggiano, dove sono morte le sei persone, mi ha detto che sua madre si è salvata per un pelo. Era arrivata a casa proprio pochi minuti prima che il fiume straripasse ed è rimasta intrappolata in macchina senza riuscire a scendere. Se l'è vista brutta.

Raccontaci del tuo gruppo: chi siete, come avete deciso di mettervi a fare questo lavoro?

E' successo tutto in modo molto naturale, spontaneo. Ci siamo visti domenica mattina dopo la Messa e ci siamo detti:  noi vogliamo andare ad aiutare la gente. Abbiamo fatto un giro di telefonate e alle tre del pomeriggio abbiano cominciato ad andare nei posti più disastrati, ogni giorno siamo sempre di più. Adesso il nostro gruppo è fatto di una ventina di persone che si muove sempre insieme.

Dove siete adesso? Che cosa state facendo?

Siamo in una parallela di Corso Sardegna vicino a via Fereggiano. Adesso è chiusa perché c'è stata un'altra frana. Il problema di questa zona è che i negozi si trovano sotto il livello del fiume,  sono interrati e si sono tutti allagati. Stiamo lavorando a ripulire un magazzino di abbigliamento che aveva l'acqua fino al soffitto, hanno dovuto buttare via tutto. C'è ancora pieno di fango e aiutiamo a ripulire spalandolo via.