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GOLOSARIA/ 12 mila persone per tre imperdibili giorni di gusto

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Un momento di Golosaria Milano  Un momento di Golosaria Milano

Non si capirebbe altrimenti il motivo per cui Alfredo dall'Isola di Salina, autore di granite raffinatissime, sia venuto fin quassù, a Milano, per salire sul palco di Golosaria. Oppure la commozione di Antonio Pulcini che fa una Malvasia del Lazio strepitosa, di cui nessuno s'era mai accorto e che quest'anno è stata per noi il top dei top, ossia il vino più apprezzato tra i 100. La gente che lavora cerca un luogo, una trama di rapporti dove possa essere compreso il valore di ciò che fa. E viene a Golosaria, o nel Club di Papillon. Lunedì Dino Abbascià, una firma della frutta e verdura a Milano, era raggiante perché abbiamo inventato l'idea del cavolo (che il Corriere della Sera ha titolato “Non è un'idea del cavolo”). Ossia i negozi di prossimità che adottano un'azienda agricola ed ogni martedì vendono i prodotti di quella cascina. Ma anche i ristoratori possono fare altrettanto e lo chef Massimo Mentasti della Gallina di Monterotondo di Gavi ha raccontato del suo rapporto con Davide Zerbo dell'Azienda Agricola Zerbo di Gavi, che adesso gli produrrà le pesche di vigna e gli ortaggi giusti per fare quella cucina della distinzione e del territorio, che è la carta del grande successo del nostro made in Italy. Sono successe tante cose a Golosaria, nel segno di un sistema che vuole esprimere una positività. Il resto del racconto lo trovate in questi giorni sul sito www.golosaria.it, con un filmato, una sequenza di scatti e con l'appuntamento di Torino, dove dovete esserci, semmai vi foste persi l'appuntamento di Milano.



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