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GOLOSARIA/ 12 mila persone per tre imperdibili giorni di gusto

Pubblicazione:mercoledì 9 novembre 2011

Un momento di Golosaria Milano Un momento di Golosaria Milano

Non si capirebbe altrimenti il motivo per cui Alfredo dall'Isola di Salina, autore di granite raffinatissime, sia venuto fin quassù, a Milano, per salire sul palco di Golosaria. Oppure la commozione di Antonio Pulcini che fa una Malvasia del Lazio strepitosa, di cui nessuno s'era mai accorto e che quest'anno è stata per noi il top dei top, ossia il vino più apprezzato tra i 100. La gente che lavora cerca un luogo, una trama di rapporti dove possa essere compreso il valore di ciò che fa. E viene a Golosaria, o nel Club di Papillon. Lunedì Dino Abbascià, una firma della frutta e verdura a Milano, era raggiante perché abbiamo inventato l'idea del cavolo (che il Corriere della Sera ha titolato “Non è un'idea del cavolo”). Ossia i negozi di prossimità che adottano un'azienda agricola ed ogni martedì vendono i prodotti di quella cascina. Ma anche i ristoratori possono fare altrettanto e lo chef Massimo Mentasti della Gallina di Monterotondo di Gavi ha raccontato del suo rapporto con Davide Zerbo dell'Azienda Agricola Zerbo di Gavi, che adesso gli produrrà le pesche di vigna e gli ortaggi giusti per fare quella cucina della distinzione e del territorio, che è la carta del grande successo del nostro made in Italy. Sono successe tante cose a Golosaria, nel segno di un sistema che vuole esprimere una positività. Il resto del racconto lo trovate in questi giorni sul sito www.golosaria.it, con un filmato, una sequenza di scatti e con l'appuntamento di Torino, dove dovete esserci, semmai vi foste persi l'appuntamento di Milano.



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