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IL CASO/ Lo strano "coraggio" della donna che ha preferito abbandonare il figlio

Foto: Imagoeconomica Foto: Imagoeconomica

Ci vuole il coraggio della disperazione, o la coscienza di un’impotenza, la generosità suprema, quella che solo una madre può avere: eccolo, è del mondo, l’ho fatto nascere, custoditelo voi. La mamma di Mosè ha fatto così. La madre dei fondatori di Roma ha fatto così. La storia, sacra e non, racconta con tenerezza e tremore di donne che hanno osato questo gesto, contribuendo così a disegnare per i loro figli un destino buono. A un certo punto nella storia ha fatto capolino il cristianesimo, e con esso hanno avuto una ragione, e uno slancio, la pietà e la carità. Era prassi accogliere nelle chiese, nei conventi, i bimbi voluti, ma abbandonati. Nessuno si preoccupava dei motivi. Nessuno andava a cercare le madri, se non per aiutarle, per dire loro possiamo prenderci cura di te e del tuo bambino. I trovatelli venivano nutriti e cresciuti, venivano istruiti e veniva dato loro un lavoro, una dote. Le ruote degli esposti stanno ancora a dimostrare che la clausura sapeva aprirsi, quando era il caso.

 Oggi si è tentato di imitare la pratica, con le “culle  rosa” fuori da qualche ospedale. Inesorabilmente vuote, perché chi mi assicura che mentre lascio il mio bambino qualche telecamera non riveli il mio nome, qualche malintenzionato non mi segua e lo rapisca per sé. Come lasciare una creatura in una cella metallica, aspettando che una luce lampeggiante avvisi il reparto d’urgenza che è arrivato un fagotto? Ci vogliono due braccia, che lo abbraccino subito. Ci vuole una donnaa cui batta il cuore, e che corra ansiosa alla prima casa di suore. Stupite, incantate, premurose intorno a Gesù Bambino, incarnato per loro, quest’anno ancora di più.

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