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IL CASO/ Lo strano "coraggio" della donna che ha preferito abbandonare il figlio

Pubblicazione:giovedì 15 dicembre 2011

Foto: Imagoeconomica Foto: Imagoeconomica

Scusate se non mi indigno. Una ragazza, l’altra notte, a Monza, ha incrociato una donna, sconosciuta, e le ha messo in mano un fagottino. C’era il suo bambino, lì dentro. Si è scusata, dicendo che non poteva tenerlo, ed è volata via. La donna, confusa, ha portato il piccolo in un istituto religioso. E dove, se no. E le suore l’hanno prontamente fatto ricoverare in un reparto di neonatologia, dove il bimbo, in perfetto stato di salute, attenderà che la più presto una mamma e un papà chiedano di guardarlo negli occhi e prenderlo in braccio.

Non mi indigno, anzi, mi commuovo per quella giovane mamma, quasi certamente italiana, che ha avuto il coraggio di un simile gesto. Beata incoscienza, dirà qualcuno, ma pensarci prima? Non tutto si può sempre programmare e determinare “prima”. Alle volte è un nostro errore a farcelo capire. Spero che a generare il suo bambino sia stato un atto d’amore, sconsiderato, imprudente, ma non improvvido. Magari pensava che il suo uomo si sarebbe occupato di entrambi, e ha scoperto costernata che così non è. Magari ha paura che la famiglia si scandalizzi, o che qualcuno le porti via un lavoro precario. In genere, chi bada solo al proprio interesse, e un figlio non lo vuol tenere perché è un problema, un impiccio, un sacrificio, davvero ci pensa “prima”. Ma non prima di fare all’amore. Ci pensa ricorrendo all’aborto, chirurgico o, come usa adesso, chimico, illudendosi che sia più comodo, indolore, più digeribile per la coscienza.

Invece, quella ragazza, da un lato debole, certo sola, insicura, di coraggio ne ha avuto. Ha messo alla luce il suo bambino, si è affidata a una donna, come lei. Ha sperato, rinunciando a lui, di offrirgli un futuro migliore. Che privazione, che strazio, anche se si trattasse di una sventatella senza cognizione e giudizio. Perché quando un figlio l’hai custodito nel tuo ventre, l’hai fatto uscire urlando dalle tue viscere, separarsene è una ferita, lancinante.


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