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IL CASO/ A Cinecittà nascono i "consultori" dell'aborto, ma non è un film

Nel quartiere di Cinecittà a Roma nasce lo "sportello affettività". Di cosa si occupa esattamente? Per MONICA MONDO una occasione persa che non aiuta a una vera educazione affettiva

Immagine d'archivio Immagine d'archivio

No, nulla a che fare col cinema, anche se Verdone ci ambienterebbe qualche memorabile, esilarante commedia umana. A Cinecittà nasce lo “sportello dell’affettività”. Ma Cinecittà è anche un quartiere di Roma, grande, popoloso: con un mini sindaco attivissimo e dedito a far parlare di sé con iniziative tese a scardinare la cappa papalina che incombe sui diritti civili dei suoi concittadini. Fu il primo a istituire un registro delle unioni civili, in barba a tutto il lavoro parlamentare su Dico, Pacs e Di do re mi…vari, che non è approdato a nulla, peraltro. Fu tra i più solerti  a istituire un registro per il testamento biologico, anche qui, in barba ai tormenti sinceri di chi lavora da anni a una legge che coniughi umanità, scienza, giustizia eccetera. Ci piacerebbe sapere quanti sono i cittadini che si sono iscritti a questo registro, visto che iniziative analoghe in altre città hanno partorito elenchi da computare sulle dita di una mano, e la loro eco è stata prontamente e opportunamente sopita.

Questa volta il mini sindaco, con lo spolvero di un grande ospedale come il San Camillo e l’Università di Medicina e Psicologia della Sapienza, propone un servizio gratuito per “chi ha bisogno di affrontare problemi relazionali, nell’ambito sociale  e dell’affettività". Perfetto: giovani e famiglie del quartiere, ci sono medici, psicologi e assistenti sociali a disposizione per ascoltare, suggerire, proporre. Non bastano evidentemente simili iniziative nelle scuole, le asl, i consultori. Aumentiamo i servizi, e la confusione. E’ pregiudiziale e miope questo scettico punto di vista? Non direi, a giudicare dal primo obiettivo dello “sportello affettività” sottolineato dal comunicato stampa "Rintracciare percorsi di contrasto di fenomeni discriminatori e atti di bullismo omo e transfobico”.

Ah, ma allora è tutto chiaro, alle solite! Gay e trans, nella città che ha ospitato e propagandato il loro Pride, che ha eretto a vittime  personaggi illustri dello spettacolo e della politica in cerca di calore umano alternativo,  subiscono persecuzioni inaccettabili, tocca educare la gente capillarmente, strada per strada. Non basta la Costituzione, la legge, a garantire i diritti inalienabili della persona, come per tutti. Hanno bisogno di un surplus di diritti, e questo sarebbe di per sé discriminatorio. Ci risponderanno gli “esperti e operatori di settore” che lo sportello riguarda l’integrazione e l’affettività  a tutto tondo, in tutte le sue variabili, per esempio, anche l’amore eterosessuale. Perfetto.