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EUTANASIA/ D'Agostino: si usa il caso Welby per "imporre" la morte assistita

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Si attacca poi il ddl Calabrò, definendolo illiberale e contrario al codice civile.
Il disegno di legge Calabrò non considera ipotesi come quelle del caso Welby, quindi non riesco neanche a capire perché si voglia continuare a collegare il nome di Welby al ddl Calabrò. Sono due ipotesi rigorosamente diverse e che a tutti converrebbe tenere separate. Il caso Welby significa acquisire certezza che il malato che rifiuta le cure le rifiuti consapevolmente dopo aver avuto una adeguata informazione e senza alcuna pressione morale e psicologica su di lui.
Questo è il grande problema bioetico del caso Welby. 
Purtroppo per malati di patologie così gravi o per malati terminali non è rara l'ipotesi che la loro richiesta di sospendere le cura o di staccare la spina non sia richiesta libera, che viene fatta da persone pienamente capaci e da persone adeguatamente informate. Questo è il grande problema, ma non è un problema teorico, tutti noi abbiamo diritto a rifiutare le cure, su questo non si discute, è invece un problema pratico.
Cioè?
Il rifiuto delle cure infatti presuppone una piena capacità, e la piena capacità nei malati terminali o così gravi è sempre problematica. Ove però si riesca ad assodare al di là di ogni dubbio che il malato è capace non si può non riconoscere il suo diritto direi costituzionale a rifiutare anche terapie salva vita. Questo per quanto riguarda il caso Welby, aprendo però una parentesi. In realtà da come posso valutare io cioè come una persona che si limita a leggere i giornali, Welby ha dato molte prove della sua piena capacità di intendere e di volere. Era un uomo che dava interviste, scriveva lettere, era visitato da molte persone, presumo che si possa riconoscere serenamente che Welby aveva piena capacità di intendere e di volere. Ma appunto non si può applicare a tutti quello che è assodato a carico di uno solo, questo, torno a dire, è il grand problema del caso Welby.
Tornando invece al dibattito sulla legge Calabrò.
La legge Calabrò invece prende in considerazione fondamentalmente le dichiarazioni anticipate di trattamento redatte da persone che poi cadono in uno stato di incapacità e in particolare di persone che devono essere sottoposte a idratazione e alimentazione artificiale, quindi con il caso Welby non centra nulla.
Siamo davanti quindi a un uso scorretto di una vicenda dolorosa come quella del signor Welby per altri fini.
La battaglia per l'eutanasia della signora Welby conferma il carattere fortemente mediatico del caso, perché una cosa è che si chieda il parere sulla legge Calabrò ad esempio a Umberto Veronesi che è celebre medico, una cosa è chiedere questo parere alla signora Welby, il cui unico titolo per parlare all'opinione pubblica è quello di essere stata la moglie di Piergiorgio Welby. Poi il sistema mediatico, ma lo sappiamo non è una novità, induce, crea opinione sfruttando l'immagine mediatica di persone che non hanno obiettivamente una competenza sulle questioni su cui vengono interrogate. La signora Welby è una cittadina e come ogni cittadino ha diritto di esprimere la sua opinione, ma non riesco a trovare alcuna competenza che giustifichi che venga intervistata lei e non un altro cittadino di qualunque altra formazione.
Lei ritiene che questo allargarsi dell'area della popolazione che sostiene l'eutanasia abbia anche a che fare con una perdita di valori religiosi su cui si fondava fino a qualche tempo fa la coscienza del popolo italiano?
E' una domanda difficile. Io intanto dico ciò che mi sembra probabile: questo maggior interesse per il problema dell'eutanasia prima ancora di derivare da una perdita di senso religioso, deriva da una paura attivata nell'opinione pubblica paradossalmente dagli straordinari progressi della medicina contemporanea.
Come mai questo?
Perché questi progressi garantiscono sopravvivenze lunghe e tormentose in malati che fino a qualche decennio fa sarebbero andati incontro a morti ben più rapide. Avendo noi acquisito consapevolezza che oggi morire può diventare molto lungo e molto difficile, ecco l'interesse spasmodico per i testamenti biologici e  per l'eutanasia. Bisognerebbe però dare all'opinione pubblica un messaggio ulteriore oltre a quelli che la bombardano, il messaggio cioè che la medicina moderna oggi crea effettivamente situazioni che in passato erano sconosciute come i malati in stato vegetativo persistente, ma la medicina crea anche la possibilità di intervento palliativo.
Una possibilità cioè di far soffrire di meno il malato.
La medicina del dolore che oggi fa cose assolutamente straordinarie. Noi non diamo all'opinione pubblica questo grande messaggio di conforto e cioè che tante malattie ritenute un tempo incurabili come i tumori o tali da dare sofferenze strazianti oggi sono straordinariamente curabili o comunque è possibile tenere sotto un accurato controllo, dal punto di vista della qualità della vita di ogni giorno, il malato.
Si preferisce far passare un messaggio negativo e disperante, invece di un messaggio positivo che è confortato da dati concreti.
Sono sempre più rare le situazioni di lunghissime agonie che possono protrassi per mesi e creare situazioni strazianti. Non voglio dire che il problema è risolto. Ma oggi l'opinione pubblica è raggiunta più da vicende come quella di Eluana o di Welby che statisticamente sono minime, sono importanti umanamente, ma hanno frequenza statistica bassa. I casi come quello di Eluana non raggiungono i 2500, una cifra irrisoria, calcolando che ogni anno muoiono in Italia circa 500mila persone. Quindi sono ipotesi che colpiscono l'opinione pubblica gettandola nell'angoscia mente invece bisognerebbe mandare all'opinione pubblica anche un altro messaggio oggettivamente importantissimo.



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