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EUTANASIA/ D'Agostino: si usa il caso Welby per "imporre" la morte assistita

Pubblicazione:mercoledì 21 dicembre 2011 - Ultimo aggiornamento:mercoledì 21 dicembre 2011, 8.59

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

Quale?
La fiducia nella medicina, perché la medicina se in alcuni casi contro le indicazioni dei medici può creare condizioni umanamente difficilissime, come i casi di Welby o Eluana, nella stragrande maggioranza dei casi è amica dei malati, è amica degli anziani e ci aiuta ad avere una qualità di vita che fino a qualche decennio fa era impensabile.
Senza contare che in questa battaglia si è passati ormai a sostenere anche l'idea di suicidio assistito in casi di depressione mentale.
Il caso di Lucio Magri è un caso che è stato presentato malissimo dalla stampa  perché Magri era un uomo colpito da depressione psicologica, ma non aveva alcuna patologia fisica attiva. Una adeguata terapia psicologica avrebbe potuto togliere a Magri ogni desiderio suicidario. Quindi il problema di Magri  non era aiutarlo ammonire ma aiutarlo a curarsi, e se c'è una cosa interessante è che oggi la psichiatria ha oggi a disposizione farmaci oggettivamente banali che sconfiggono la propensione al suicidio nei depressi. Il fatto è che non vogliamo riconoscere che la malattia psichiatrica è altrettanto pericolosa quanto la malattia fisica e che la depressione senile è una autentica malattia, non è un destino ineluttabile.
Si vuole cioè cancellare il concetto stesso di malattia e di possibilità di curarsi.
Magri che ovviamente apparteneva a un ceto sociale di adeguata formazione non è stato raggiunto da nessuno dei suoi amici e familiari da una pressante insistenza che si facesse curare:  questo è il vero scandalo della vicenda, non è stato sottoposto alle banali terapie oggi disponibili. La sua morte più che imputabile a una sua libera scelta va considerata l'effetto di una malattia non curata

(Paolo Vites)



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