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IL CASO/ 1. Lei musulmana, lui cristiano: quell’amore "proibito" finito davanti al pm

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Sicuramente la religione diventa una differenza radicale quando è usata strumentalmente come un’arma di differenziazione per motivi identitari. Le religioni in realtà convivono da moltissimi secoli e sono passate attraverso momenti di tensione, ma anche attraverso secoli di convivenza pacifica. Il problema è l’uso distorto delle religioni, quando cioè queste non sono più praticate come messaggi di salvezza, ma come strumenti di definizione della propria esistenza sociale e del proprio profilo culturale. E’ come se io, invece di vivere il mio cattolicesimo per affermare che Gesù si è incarnato, lo utilizzassi per difendere la mia tradizione nazionale.

 

Per quale motivo le società finiscono per utilizzare la religione in modo strumentale?

 

Fino a quando io non mi rendo conto del valore dell’altro, ma in qualche modo lo cancello e lo determino a priori, la conseguenza è sempre e comunque lo scontro. E questo è un problema reciproco, sia da parte dei cattolici sia da parte dei musulmani. Fino a quando un musulmano è convinto che l’altro sia portatore soltanto di valori negativi, in quanto professa un’altra religione, qualsiasi soluzione pacifica è assolutamente improponibile: con quel sistema, con quel metro di valutazione della realtà, senza introdurre elementi di mediazione, mi sembra chiaro che nei fatti non c’è nessuna possibilità di apertura. L’Islam vieta il matrimonio tra una donna musulmana e un uomo cristiano.

 

Questo può rappresentare un ostacolo insuperabile all’integrazione?


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