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IL CASO/ 1. Lei musulmana, lui cristiano: quell’amore "proibito" finito davanti al pm

Pubblicazione:giovedì 22 dicembre 2011

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

Ovviamente rappresenta un ostacolo non di poco conto. Occorre vedere però come di fatto si sono comportate nei confronti di questo precetto islamico le comunità immigrate negli Stati Uniti. Qui infatti l’universo musulmano è passato attraverso trasformazioni veramente significative. Alcuni dei musulmani americani dell’ultima generazione per esempio non prendono più dei nomi arabi, bensì inglesi. Negli Stati Uniti cioè ha avuto successo una convivenza che ha profondamente trasformato la stessa natura dell’Islam. E non è un caso se il dialogo con i musulmani avviene molto di più negli Usa che non in Europa. Quindi in America abbiamo avuto una religione che è andata incontro a una notevole apertura, con persone che pur restando musulmane non discreditano affatto chi ha convinzioni diverse dalle loro.

 

Quindi la capacità di integrarsi non dipende dalla religione, ma dal modo in cui la si vive?

 

Sì, ne sono profondamente convinto. Le religioni sono sistemi apparentemente chiusi su un piano teologico, nel senso che un principio teologico è di fatto dato una volta per tutte. Ma le possibilità applicative, le evoluzioni e le trasformazioni sono assolutamente molto più frequenti di quanto non si creda. Un conto è il “dogma teologico”, un altro le sue applicazioni e i suoi sviluppi sociali.

 

Ma di fatto come si può superare una norma religiosa che impone una chiusura agli altri?


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