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FACEBOOK/ La net generation? Bene "disintossicarsi", ma non si può tornare indietro

Pubblicazione:sabato 24 dicembre 2011

L'iniziativa di una scuola bolognese L'iniziativa di una scuola bolognese

Come dicevo, è molto importante anche il fatto che questo esperimento non sia stato imposto perché, come in tutte le disintossicazioni, il dipendente deve essere consenziente, anche se qui naturalmente non stiamo parlando di questioni patologiche. Riguardo agli obiettivi espressi dall’insegnante e dal preside, mi trovo d’accordo senza dubbio su questo “digiuno” che porta a rendersi conto di essere un po’ dipendenti di queste tecnologie e ad imparare a controllarsi, però è importante che diventi una cosa autonoma, una specie di auto esercizio, liberandolo da ogni moralismo e nostalgia per i bei tempi andati».

Per Susanna Mantovani la cosiddetta “net generation” «non è facilissima da definire, anche perché si sta muovendo e cambiando così velocemente che risulta difficile stare dietro a ogni aspetto. Ci sono tante “net generation”, formate da coloro che hanno iniziato da piccoli e da quelli che invece hanno cominciato da poco, ma una prima caratteristica che ho notato e a cui in pochi fanno caso è la grande scelta che avviene, giusta o sbagliata che sia, rispetto alle fonti di informazione e di contatto, e la grande preoccupazione di adulti e insegnanti è che i ragazzi non abbiano un controllo sulle varie fonti a cui attingono: devo però ammettere che oggi le fonti sono così tante che non si riesce davvero a capire quali siano le reali priorità, in un continuo ammettere e smentire. Ci sono oggettivamente dei rischi, ed è come se questa generazione potesse “assaggiare” qualunque cosa attraverso la Rete. Per questo è importante che un insegnante, un educatore, conoscendo anche la maggiore destrezza dei giovani con questi strumenti, sappia come agire. Ci può essere il problema che la generazione chiamata a dare l’esempio non è “alfabetizzata” come i ragazzi su questi temi, ed è per questo che ci vorrebbero anche molti insegnanti giovani. Senza dubbio un educatore è più credibile agli occhi dei ragazzi se anche lui conosce quello di cui sta parlando, e questo vale per tutti i temi importanti della vita, e non solo le nuove tecnologie. Prima mi chiedeva come si comportano i giovani di questa cosiddetta “net generation”: forse dovremmo semplicemente chiederlo a loro».

 

(Claudio Perlini)



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