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SANTO DEL GIORNO/ Oggi, 26 dicembre, è Santo Stefano, protomartire

Pubblicazione:lunedì 26 dicembre 2011

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SANTO  DEL GIORNO, 26 DICEMBRE: SANTO STEFANO - Oggi la Chiesa cattolica celebra Santo Stefano. Noto come il protomartire, o primo tra i martiri cristiani, diede la vita per testimoniare la sua fede in Cristo. Morì a Gerusalemme il 36, per lapidazione. Primo tra i setti diaconi scelti dagli Apostoli affinché li aiutassero della loro missione evangelizzatrice, morì al cospetto di Saulo di Tarso, noto persecutore dei cristiani, che, in seguito alla conversione sulla via di Damasco, diventerà Paolo, il primo degli Apostoli. La morte e la persecuzione di Santo Stefano è raccontata negli Atti degli Apostoli. Viene descritto come personaggio estremamente carismatico, dalle grandi abilità oratorie e dialettiche tanto che l’odio patito dai giudei nei suoi confronti lo si deve proprio, con ogni probabilità, alla quasi impossibilità di riuscire ad avere la meglio su di lui in una discussione. Fu condannato perché le sue parole ritenute blasfeme.

La data della sua morte è stata fissata con certezza perché il metodo della lapidazione fu praticato in un periodo di vuoto di potere amministrativo. Quello usato dai romani, che avevano occupato il territorio di Palestina, infatti, era quello della crocifissione. E fui proprio nel 36 che Ponzio Pilato, il governatore romano che mandò a morte Cristo, fu deposto; eccedendo nella violenza nel sedare la rivolta del monte Garizim, dove un uomo, come tanti all’epoca, dopo Cristo, si era autoproclamato il Messia, si inmicò la popolazione che protestò presso Lucio Vitellio, legato dell’imperatore in Siria e padre del futuro Aulo Vitellio Germanico. Lucio depose Pilato mentre il Sinedrio assunse, in via transitoria il potere. E il suo metodo di esecuzione delle condanne a morte era appunto la lapidazione. Sembra che, i particolare, si inimicò i liberti, così chiamati perché, probabilmente, erano discendenti degli Ebrei resi schiavi da Pompeo e in seguito liberati. La sua non fu una vera e propria condanna a morte. Accusato di volere destituire al consuetudine ebraiche, infangando Dio e Mosé, rispose con un lunghissimo discorso. Chi assistette, in preda al furore, prese a strattonarlo e lo condusse fuori dalla città dove avvenne quello che, in realtà, fu un vero e proprio linciaggio. Degli uomini pii lo seppellirono per non lasciarlo preda delle belve feroci. 


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